Giorno del Ricordo 2026, cos’è la tragedia delle foibe e l’esodo degli italiani
Si celebra oggi, 10 febbraio, il Giorno del Ricordo delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata. Le foibe sono cavità naturali del Carso istriano e giuliano che, tra il 1943 e il 1945, furono utilizzate come luoghi di occultamento dei corpi di persone uccise durante e subito dopo la Seconda guerra mondiale da parte dei partigiani jugoslavi e dell’OZNA. Gli episodi avvennero soprattutto dopo l’8 settembre 1943 e nella primavera del 1945, durante il crollo del regime fascista e l’avanzata delle forze jugoslave.
Fondamentale il contesto: i territori dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia, annessi all’Italia dopo la Prima guerra mondiale, durante il ventennio fascista furono sottoposti a politiche di italianizzazione forzata e repressione delle popolazioni slave. La successiva occupazione italiana e poi quella nazista alimentarono ulteriormente un clima di violenza e guerra civile. Le vittime – in alcuni casi gettate nelle foibe mentre erano ancora in vita – furono sia militari che civili: funzionari fascisti membri delle forze di polizia, collaborazionisti dell’occupazione tedesca, ma anche persone comuni accusate di opposizione politica o considerate ostili al nuovo potere.
Il numero di chi è finito inghiottito nel buio delle foibe non è definibile con precisione: la documentazione è incompleta e molte salme non sono mai state recuperate. Gli storici concordano nel collocare le vittime complessive, includendo anche deportazioni e campi di prigionia, nell’ordine di alcune migliaia.
L’esodo giuliano-dalmata
A questi eventi è legato l’esodo giuliano-dalmata, ovvero l’emigrazione forzata della maggioranza dei cittadini di etnia e di lingua italiana dalla Venezia Giulia, dal Quarnaro e dalla Dalmazia. Questi erano territori del Regno d’Italia e prima furono occupati dalla Germania nazista, poi dall’Esercito Popolare di Liberazione della Jugoslavia del maresciallo Josip Tito e successivamente annessi dalla Jugoslavia tramite i trattati di pace di Parigi del 1947. Tra il 1945 e i primi anni Cinquanta almeno 250mila italiani lasciarono quei territori a causa del mutamento dei confini, dell’instaurazione del regime comunista e di un clima di intimidazione. Dal 2004 l’Italia ricorda queste vicende il 10 febbraio con il Giorno del Ricordo, ribadendo la necessità di una memoria fondata su documenti e ricerca storica.
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