Il servizio ecosistemico della posidonia che si spiaggia
Chiediamo a Giovanni De Falco, del Cnr-Ias, di spiegarci il valore della posidonia che alla “signora con il naso all’insù” sembra così brutta e insopportabile. E invece…
“Ma che brutta questa spiaggia piena di alghe secche. Che odore, poi“. Era gennaio e “la signora con il naso all’insù” camminava su una spiaggetta di Théoule su mer (Costa Azzurra, Francia) con il cane al seguito, cercando di schivare sul bagnasciuga quello che lei supponeva fosse un alga e lamentandosi di quello che vedeva e odorava, senza capire il valore di quel manto che le onde portavano in secca.
Non sono alghe signora. È La posidonia (catalogata come pianta marina superiore, fanerogama) ed eventualmente rappresenta solo un pericolo per il suo cane – che tra l’altro non tiene al guinzaglio – perché potrebbe nascondere qualche amo perso da un pescatore distratto ed essere ingoiato dal povero compagno a quattro zampe.
Tutto il resto ha una sua funzione ecosistemica e quindi non solo va sopportato, ma anche favorito. Non lo diciamo noi, bensì chi studia questa materia.
Come Giovanni De Falco, del Cnr-Ias, che ci spiega come “lo spiaggiamento della posidonia, prevalentemente le foglie e secondariamente i rizomi della pianta, avviene a opera delle onde e delle correnti marine in modo analogo al trasporto della sabbia.
Normalmente le foglie provenienti dalle praterie marine di posidonia oceanica vanno a depositarsi nella spiaggia sommersa formando una lettiera di foglie. Le mareggiate sono in grado di prendere in carico le foglie della lettiera e trasportarle verso la spiaggia emersa e la battigia, formando una cosiddetta berma vegetale o banquette, un deposito di foglie e sedimenti che può raggiungere volumi considerevoli di migliaia di metri cubi e spessori che possono superare i due metri.
La mareggiata successiva provvederà a smantellare la berma vegetale per trasportare le foglie nella spiaggia sommersa. Questo ciclo si può ripetere diverse volte, prevalentemente nella stagione invernale“.
Ci sono periodi o stagioni dell’anno particolari in cui si intensifica il fenomeno?
Il fenomeno è intenso nel periodo autunnale, quando la pianta perde le foglie secondo il suo ciclo stagionale. I cicli di deposizione/erosione delle banquette di Posidonia sulle spiagge sono particolarmente frequenti d’inverno.
D’estate, in assenza di mareggiate intense, le banquette possono essere presenti in spiaggia come risultato dell’ultima mareggiata. In tal caso rimarranno in spiaggia durante la stagione estiva per essere prese in carico, una volta seccate, dal vento e trasportate verso le dune.
Quindi, come dobbiamo comportarci? Cosa suggerisce di fare anche a chi ha l’onere di tenere pulite le spiagge?
In linea generale le banquette di posidonia non andrebbero rimosse. Le banquette intrappolano il sedimento e la rimozione determina una asportazione di sabbia.
L’uso di mezzi pesanti per la rimozione delle banquette determina l’alterazione della morfologia della spiaggia rendendola più vulnerabile alle mareggiate. Queste operazioni, inoltre, compattano la spiaggia e la rendono più impermeabile, aumentando il potere erosivo della risacca.
Tuttavia, per poter fruire della spiaggia, gli operatori richiedono la pulizia delle spiagge, includendo in questa richiesta anche la rimozione delle banquette.
Le raccomandazioni sono di evitare assolutamente la rimozione durante i periodi in cui la spiaggia è soggetta a mareggiate (effettuare la rimozione a ridosso dell’estate), utilizzare mezzi leggeri, lasciare i sedimenti in spiaggia.
E noi cittadini (compresa la signora con il naso all’insù)?
I cittadini (operatori, fruitori locali delle spiagge, turisti) devono pensare che le foglie di posidonia sono una componente naturale delle spiagge mediterranee: occorre sfatare l’immagine della spiaggia caraibica, fatta solo di sabbia bianca e acqua cristallina, per rappresentare le nostre spiagge per quello che sono, comprese le foglie di posidonia.
La presenza di posidonia è indice di un ecosistema sano. Se si impara ad accettare la presenza delle banquette come un fatto naturale (e non come un indice di spiaggia non pulita), diminuirà anche la richiesta di rimuoverle, a tutto beneficio della spiaggia.

Poi ci sono gli egagropili: a cosa servono? perché non vanno rimossi?
Gli egagropili sono in intreccio di fibre di posidonia che vanno a formare delle sfere o ellissoidi di diversi centimetri. Si formano in seguito alla riduzione in fibre delle foglie e all’azione del moto ondoso.
Come tutti i materiali naturali presenti in spiaggia – sedimenti, conchiglie, rizomi e foglie di posidonia – vanno lasciati sul posto in quanto concorrono a formare la spiaggia.
In tutto questo, chiudiamo proprio chiedendo quanto è importante la posidonia e quali progetti il Cnr ha oggi in essere?
La posidonia oceanica è un habitat fondamentale per l’ambiente costiero mediterraneo con interazioni complesse con le spiagge.
Il Cnr ha compiuto, negli ultimi 20 anni, i primi studi in ambito Mediterraneo sulle relazioni tra le banquette di Posidonia e la dinamica delle spiagge e ha definito gli impatti delle attività di rimozione della posidonia sulle spiagge, lavorando principalmente sui litorali della Sardegna.
Attualmente il Cnr-Ias di Oristano lavora sui progetti Ammirare (Interreg-Po Marittimo) e Desirmed (Horizon) in collaborazione con le amministrazioni regionali per la definizione di linee guida per la gestione delle banquette di posidonia e l’impattto dei cambiamenti climatici sulle spiagge mediterranee.
Crediti immagine: Depositphotos
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