Juventus, perché certi dubbi sul futuro di Spalletti? Merita la conferma senza "se" e senza "ma"
Le ultime indiscrezioni vogliono che il rinnovo del tecnico toscano dipendano dalla qualificazione alla prossima Champions League
“Il mio rinnovo un segnale di stabilità? E' una cosa che si può fare da parte mia. Se fosse questa la necessità, si può metterla a posto subito. Perché io non è che cerchi cose differenti: cerco un campo da calcio con il pallone e dove ci siano dei ragazzi da allenare, possibilmente intelligenti e c'è tutto perché i miei giocatori sono così”. Luciano Spalletti ha parlato così e lo ha fatto in modo estremamente chiaro. Dipendesse da lui, la Juventus avrebbe già la sicurezza per il futuro prossimo di ripartire da una certezza assoluta e da una base importante per costruire un progetto sportivo più solido rispetto a quanto è andato in scena nelle ultime annate. Eppure, le recenti indiscrezioni successive all'inaspettato tracollo nell'andata del play-off contro il Galatasaray portano a pensare che una scelta definitiva circa la sua permanenza passi da quello che succederà nelle settimane a venire.
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FATTORE GALATASARAY
Il rischio concreto di uscire prematuramente di scena dalla Champions League per mano di un avversario di livello ma non irresistibile come il Galatasaray – e con le modalità che la trasferta in Turchia ha denunciato – sembra aver generato un'ansia generale, capace anche di offuscare il lavoro indiscutibilmente importante svolto da Spalletti da novembre ad oggi per restituire dignità ad un gruppo che con Tudor appariva in enorme difficoltà. Un gruppo sul quale l'ex ct della Nazionale – è bene ricordarlo – non ha potuto incidere in alcun modo in termini di costruzione, visto che il calciomercato della passata estate è stato fatto in un periodo in cui Spalletti non c'era e quello di gennaio non ha condotto a quei correttivi per i quali il tecnico toscano si era pubblicamente speso.
LA MADRE DI TUTTI GLI ERRORI
Non essere riusciti, da parte di Comolli, Modesto ed Ottolini, a consegnare un rinforzo per reparto di spessore e principalmente un attaccante che consentisse alla Juve di godere di un punto di riferimento vitale per praticare fino in fondo le idee calcistiche del proprio allenatore, rimane la colpa più grande. Un errore figlio forse di una sopravvalutazione generale delle qualità della rosa attuale e che non ha tenuto in debita considerazione che la corsa ai piazzamenti Champions League sia quest'anno particolarmente irta di ostacoli ed imprevedibile. Alle spalle di un'Inter che viaggia ad un ritmo apparentemente insostenibile per le concorrenti, si è piazzato un gruppetto molto raccolto di squadre che, sulla base di uno o due risultati positivi o negativi, saranno destinate a riscrivere settimanalmente la classifica e le proprie ambizioni europee. Insieme alla Juventus, sono Milan, Napoli, Roma, Atalanta e Como le formazioni destinate a giocarsi fino in fondo i tre piazzamenti che conducono ai diversi milioni di euro garantiti dalla partecipazione alla prossima Champions League.
MOMENTO DECISIVO
Concorrenti agguerrite, animate dalle stesse ambizioni ed intenzioni e dei bianconeri e con credenziali più che autorevoli per puntare a piazzarsi davanti a Locatelli e compagni. Possibile che, alla vigilia di uno scontro diretto di vitale importanza come quello di oggi contro il Como e a ad una settimana da quello con la Roma, i pensieri che circolano nell'ambiente juventino siano quelli di subordinare una decisione sulla permanenza in panchina di Luciano Spalletti alla qualificazione o meno alla prossima Champions? Che, certo, cambierebbe e non poco le prospettive di rinforzare e completare la squadra di oggi o di mantenere i pochi attuali top player in organico, ma che non può essere l'unico indicatore della bontà del lavoro del suo allenatore.
JUVE INSTABILE
Una cosa che ha contraddistinto la storia recente della Juventus e che risulta essere, probabilmente, il reale motivo di una lontananza dai livelli di competitività che l'hanno sempre caratterizzata, è la continua instabilità di ogni progetto tecnico costruito nell'era post Andrea Agnelli. Dopo il triennio dell'Allegri-bis, sono già naufragati gli esperimenti affidati a Thiago Motta e Igor Tudor e nel mentre è stata azzerata un'area tecnica affidata a Cristiano Giuntoli e completamente smantellata dopo una sola annata. In questo lasso di tempo è passata pure una serie di calciatori che, salvo pochi casi, non hanno corrisposto un rendimento all'altezza di investimenti economicamente significativi ai quali la proprietà non si è sottratta. In un contesto così caotico e all'insegna dei continui cambiamenti, può essere l'allenatore il catalizzatore di ogni tipo di attenzione, sia nel bene che nel male? Può essere un professionista serio e tra i migliori per preparazione e competenza in Serie A come Luciano Spalletti la causa o il responsabile di un eventuale flop nella parte conclusiva del campionato, dopo le delusioni patite tra campionato e Champions League?
L'UOMO GIUSTO
La risposta è chiaramente no. Se i risultati rimangono altalenanti in casa Juventus, non lo si può imputare ad un tecnico che ha saputo costruire un'identità tattica in poche settimane, ma anche creare un senso di unità all'interno del gruppo che Tudor non era mai riuscito a creare. Spalletti è stato un acceleratore di processi sui quali non ha potuto porre le basi in estate e che ancora mantengono la squadra bianconera in lizza per traguardi importanti. E può e deve essere, accogliendo pure i pareri pressoché unanimi raccolti dai dirigenti più mediaticamente esposti e dai calciatori più importanti, l'uomo attorno al quale pensare di ricreare una Juventus all'altezza della sua storia e della sua tradizione.
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