La Commissione europea ha adottato nuove misure per impedire ai grand brand di distruggere le scorte invendute.
La Commissione europea fa un passo avanti contro gli sprechi nel settore moda. A partire da luglio, le aziende non potranno più distruggere vestiti, scarpe e accessori, una pratica che spreca risorse e danneggia l’ambiente. L’obiettivo è limitare la sovrapproduzione dei grandi brand e mitigare l’impatto ambientale di uno dei settori più inquinanti al mondo.
Perché i brand continuano a distruggere i vestiti?
Le nuove norme fanno parte dell’ESPR (il Regolamento sulla progettazione ecocompatibile dei prodotti sostenibili) il quadro normativo che stabilisce i criteri di sostenibilità e durabilità dei prodotti immessi sul mercato europeo.
La pratica di distruggere scarpe, abiti e accessori che affollano i magazzini è purtroppo ben nota nel settore, e largamente diffusa: il caso più noto, ma non l’unico, è quello di Burberry, che nel 2018 fu accusato di aver eliminato circa 32 milioni di euro di prodotti di lusso. Si stima che, solo in Europa, dal 4 al 9% del tessile invenduto venga distrutto prima ancora di essere indossato. Questo tipo di rifiuto genera 5,6 milioni di tonnellate di emissioni di anidride carbonica. Per avere un termine di paragone, parliamo di una quantità equivalente alle emissioni dell’intera Svezia nel 2021.

La Venere Degli Stracci di Michelangelo Pistoletto in Piazza Municipio a Napoli nel 2024. (Photo by Ivan Romano/Getty Images)
Alla base della scelta di distruggere vestiti e accessori c’è la difficoltà dei grandi brand di gestire l’invenduto: non può continuare ad affollare i magazzini, ma non deve neanche finire nel cosiddetto “mercato grigio” fatto di outlet, svendite e catene di rivenditori che, abbassando i prezzi, minano l’esclusività del marchio.
In ultima analisi, i marchi di lusso vogliono avere il pieno controllo su chi acquista i propri prodotti ed evitare che si disperdano. Ma il vero problema sono i volumi di produzione, ormai fuori controllo e difficili da tracciare. Continuare a produrre a questi ritmi genera enormi quantità di sprechi: borse, giacche e scarpe che nessuno indosserà mai prima di finire al macero.
Le nuove norme europee
È proprio su questo punto che si concentrano le norme appena adottate dalla Commissione europea. A partire dal prossimo febbraio, le aziende saranno obbligate a rendere note le quantità di prodotti scartati e i motivi dello scarto. Questi report annuali dovrebbero spingere i brand a una gestione più oculata delle scorte, privilegiando alternative sostenibili come la rivendita, la rigenerazione, le donazioni o il riutilizzo.
Gli articoli invenduti quindi non potranno essere bruciati, né mandati in discarica. Il divieto di distruggere i vestiti entrerà in vigore in vari step. Si parte il 19 luglio 2026 per le grandi aziende, mentre le medie imprese avranno tempo per adattarsi fino al 2030. Sono esonerate le piccole e micro imprese.

Una protesta di Greenpeace contro gli sprechi del fast fashion (Photo by Jens Kalaene/picture alliance via Getty Images)
Il divieto ha comunque delle eccezioni: si potranno distruggere vestiti e accessori in caso di contraffazione, danni o problemi di sicurezza dei prodotti in questione. La Commissione europea, però, non ha specificato quali sanzioni saranno applicate alle aziende che violano il divieto.
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