La favoletta della vittoria russa, sbertucciata dai numeri

Febbraio 8, 2026 - 10:30
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La favoletta della vittoria russa, sbertucciata dai numeri

Se si ascolta Vladimir Putin, e persino alcuni politici americani ed europei, sembra che la Russia stia marciando verso un’inevitabile vittoria sul campo in Ucraina. Ma un nuovo rapporto del Center for Strategic and International Studies smonta questa narrazione con dati implacabili: la Russia sta pagando un prezzo spaventoso per guadagni minimi, ed è una potenza in declino. Eppure l’Occidente sembra pronto a scegliere la sconfitta proprio quando potrebbe cogliere la vittoria.

I numeri sono eloquenti. Dal febbraio 2022, le forze russe hanno subito circa 1,2 milioni di perdite tra morti, feriti e dispersi, di cui fino a 325.000 caduti. Nessuna grande potenza ha sofferto cifre nemmeno lontanamente simili in alcuna guerra dalla Seconda guerra mondiale. Sono più di 17 volte le perdite sovietiche in Afghanistan, 11 volte quelle delle due guerre cecene. Le vittime americane in Vietnam furono 47.000. Quelle russe in Ucraina sono quasi sette volte tanto. Putin, sostiene il rapporto firmato da Seth Jones e Riley McCabe, può permettersi di ignorare questo massacro perché la maggior parte dei soldati proviene da regioni periferiche, non da zone politicamente cruciali come Mosca e San Pietroburgo.

Ma c’è di più: la lentezza. L’offensiva russa verso Pokrovsk è avanzata di appena 50 chilometri in quasi due anni, a 70 metri al giorno. Meno della battaglia della Somme, uno degli episodi più sanguinosi della Prima guerra mondiale. Intorno a Chasiv Yar: 15 metri al giorno. A Kupiansk: 23 metri al giorno. Nel 2024 la Russia ha conquistato lo 0,6% dell’Ucraina. Nel 2025 lo 0,8%. Dopo 1.394 giorni di guerra – lo stesso tempo impiegato dall’Armata Rossa per arrivare da Stalingrado a Berlino – i russi erano arrivati appena a Pokrovsk, a oltre 500 chilometri da Kiev.

L’economia russa mostra crepe crescenti. Nel 2025 il settore manifatturiero ha subito sette mesi consecutivi di contrazione. La crescita è rallentata allo 0,6%. Metà del budget statale viene divorato dalle forze armate e dal servizio del debito. Il problema non è solo congiunturale: la Russia investe in beni a bassa produttività che non migliorano il benessere a lungo termine, mentre affronta una grave crisi demografica. Le conseguenze si vedono nell’innovazione. La Russia si colloca al 28° posto su 36 paesi nell’ecosistema AI secondo Stanford University. E non ha una sola azienda tecnologica tra le prime 100 al mondo per capitalizzazione di mercato. Zero. Gli Stati Uniti ne hanno decine, seguite da Cina, Taiwan, Corea del Sud e altri. Ma non la Russia.

Anche il settore spaziale è al collasso: 17 lanci orbitali nel 2025, contro i 193 degli Stati Uniti e i 92 della Cina. L’ultima missione planetaria di successo risale a 40 anni fa.

Per evitare il collasso, Mosca si appoggia alla Cina. Il commercio bilaterale ha raggiunto quasi 250 miliardi di dollari nel 2024. Pechino fornisce chip, macchinari, radar, sensori che permettono alla Russia di triplicare la produzione di missili balistici Iskander-M, oltre al 70% del perclorato di ammonio, ingrediente essenziale del carburante per missili.

Ma se la Russia è in tale difficoltà, perché sembra vincere? La risposta sta nella guerra dell’informazione. Il Cremlino ha aumentato i finanziamenti ai media di stato del 54% nel 2026, alimentando una macchina propagandistica che ha convinto parte dell’opinione pubblica occidentale che la vittoria russa sia inevitabile, nonostante le prove del contrario.

Il vero paradosso è che l’Occidente, pur avendo strumenti economici e militari per infliggere dolore alla Russia, non li sta usando appieno. Il rapporto del Csis indica due vulnerabilità da sfruttare: sanzioni più dure sul settore energetico e sulla flotta ombra che aggira le sanzioni; e fornitura all’Ucraina di armi più avanzate, a lungo raggio, e addestramento avanzato.

Ma senza maggiore pressione, Putin continuerà a trascinare i negoziati, anche se significa milioni di vittime. L’ironia finale è che Stati Uniti ed Europa, pur potendo vincere, sembrano pronti a forzare l’Ucraina verso una pace ingiusta che premia l’aggressore. I dati del CSIS dimostrano che la teoria della vittoria inevitabile russa è profondamente fallace. La domanda è se l’Occidente avrà il coraggio di agire di conseguenza, o se lascerà che la propaganda vinca dove i carri armati hanno fallito.

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