La moda turca rallenta nel 2025: export di abbigliamento a -6,3% ma è un fornitore chiave per l’Ue

Febbraio 10, 2026 - 02:30
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La moda turca rallenta nel 2025: export di abbigliamento a -6,3% ma è un fornitore chiave per l’Ue
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Il 2025 è stato un quadro dalle tinte fosche per la Turchia. Se da un lato si è assistito a una crescita complessiva dell’export nazionale, dall’altro c’è stato un rallentamento evidente del comparto abbigliamento e tessile, uno dei pilastri dell’industria manifatturiera del Paese.

Secondo quanto riportato da İHKİB (Associazione degli esportatori di abbigliamento e confezioni di Istanbul) in sede della nona edizione di Ifco – Istanbul Fashion Connection, la manifestazione dedicata all’industria turca della moda e dell’apparel (patrocinata dalla stessa associazione e conclusasi lo scorso 6 febbraio), l’export totale turco nell’ultimo anno ha raggiunto i 273,4 miliardi di dollari (circa 251,5 miliardi di euro), in crescita del 4,5%, mentre l’abbigliamento e il tessile hanno registrato una flessione del 4,4%, fermandosi a 26,2 miliardi di dollari. Ancora più marcato il calo del solo abbigliamento, sceso del 6,3% a 16,8 miliardi di dollari, penalizzato dalla debolezza della domanda in diversi mercati chiave e dal cambiamento delle abitudini di consumo.

Nonostante la contrazione, il settore dell’abbigliamento mantiene comunque un peso strategico rilevante nell’economia turca, posizionandosi come quarto comparto esportatore dopo automotive, chimica ed elettronica, e confermando una base occupazionale molto ampia: oltre 851 mila addetti tra abbigliamento e tessile. Un elemento che continua a sostenere la competitività del sistema, unita a una filiera integrata e a un posizionamento geografico che favorisce i flussi verso l’Europa.

E proprio l’Unione Europea resta infatti il principale sbocco commerciale, assorbendo il 60,6% dell’export di abbigliamento turco. Nel 2025 le esportazioni verso l’Ue hanno raggiunto i 10,2 miliardi di dollari, in calo dell’8,1% rispetto all’anno precedente. In questo contesto la Turchia si conferma terzo fornitore del mercato europeo, preceduta solo da Cina e Bangladesh, rafforzando il proprio ruolo come partner strategico per il fast fashion e per le produzioni a medio-alto contenuto di servizio. “Negli ultimi anni l’industria della moda turca ha dimostrato la sua importanza strategica nonostante le sfide globali ed economiche – ha confermato a Pambianconews Mustafa Gültepe, presidente di İHKİB -. Con una quota del 3,2% delle esportazioni mondiali di abbigliamento e come terzo fornitore dell’Ue, rimane un motore di crescita e innovazione”.

A livello globale, la Turchia si colloca come settimo esportatore mondiale di abbigliamento. Davanti a lei si posizionano Cina, Bangladesh e Vietnam, seguiti da Germania e Italia, mentre l’India completa il gruppo dei grandi player. Guardando invece ai mercati di destinazione, la Germania si conferma il primo partner della Turchia con 2,6 miliardi di dollari di export nel 2025, seguita dai Paesi Bassi con 1,9 miliardi e dalla Spagna con 1,7 miliardi. Il Regno Unito e la Francia completano la top five, mentre emergono dinamiche di crescita interessanti verso Stati Uniti, Iraq e soprattutto Giordania, che registra un balzo superiore al 200%, seppur su valori assoluti più contenuti.

In questo scenario, l’Italia occupa l’ottava posizione tra i principali mercati di destinazione (il 2025 dell’industria italiana della moda si è chiuso, superando le previsioni, con un fatturato provvisorio di 93,3 miliardi di euro, in calo del 2,6% anziché del 3,2 per cento). Il giro d’affari ha registrato una contrazione del 2,8%, passando dai 604 milioni di dollari del 2024 ai 587 milioni del 2025. Un dato che riflette una fase di rallentamento della domanda. Allo stesso tempo, “il rapporto tra i due Paesi resta strutturale: l’Italia continua a essere un hub centrale per la trasformazione, la distribuzione e il posizionamento premium dei prodotti moda – specifica il board di İHKİB -, mentre la Turchia rimane un fornitore chiave per semilavorati e capi finiti, soprattutto per le fasce di mercato medio-alte e per le produzioni time-sensitive”.

Infine, dal punto di vista merceologico, nel 2025 il womenswear si è confermato la prima categoria esportata dalla Turchia con 4,8 miliardi di dollari, seguito da maglieria e t-shirt.

In ultima battuta, in questo scenario di pressione sui margini, il tema della sostenibilità emerge come nodo centrale ma anche come terreno di frizione. Dal punto di vista degli operatori industriali, l’adeguamento agli standard ambientali e sociali europei è ormai una condizione necessaria, ma non sempre sufficiente a garantire competitività. “Dobbiamo ripartire da zero: già nella fase di progettazione è necessario parlare di eco-design e di produzione sostenibile. È un aspetto cruciale e va considerato fin dall’inizio”, sottolinea Selçuk Mehmet Kaya, managing director di İHKİB, evidenziando come il riciclo “fiber to fiber” e l’eco-design debbano diventare elementi strutturali del processo produttivo. “La Turchia, in questo senso, ha un’infrastruttura molto forte per il riciclo ed è ben integrata dal punto di vista industriale”. La sostenibilità, però, ha un costo che oggi pesa in modo significativo sui bilanci aziendali. “Dobbiamo muoverci insieme, sia come responsabili degli acquisti sia come responsabili della compliance. In Turchia siamo estremamente conformi alle normative, ma proprio a causa dei requisiti di compliance e dei controlli finiamo per diventare più costosi”, conclude.

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Redazione Redazione Eventi e News