Milano, segregata e picchiata con lampada: riconosciuta aggravante odio su donne

Febbraio 5, 2026 - 18:00
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Milano, segregata e picchiata con lampada: riconosciuta aggravante odio su donne

È stata accusata di tradimenti e per questo motivo costretta a dimettersi dal lavoro e segregata dentro casa con umiliazioni come appropriarsi del suo cellulare e inviare “messaggi volgari” e “telefonate” ai suoi colleghi di lavoro. In almeno un’occasione è stata picchiata con una lampada e minacciata con una pistola da soft air.

Per la prima volta un gip di Milano riconosce la nuova aggravante dell’atto di “odio o di discriminazione o di prevaricazione” contro una donna “in quanto donna. Lo ha fatto la giudice per le indagini preliminari Marta Pollinico, disponendo la custodia cautelare in carcere per un 39enne di Arese accusato dalla Procura di Milano di maltrattamenti e lesioni aggravate. La misura è stata eseguita e l’uomo è stato arrestato questa mattina dai carabinieri di Arese coordinati dalla pm di Milano, Alessia Menegazzo, e dall’aggiunto del quinto dipartimento della Procura per reati orientati dal genere, Letizia Mannella. Le accuse di maltrattamenti aggravati e lesioni aggravate riguardano un lasso temporale che va da novembre 2025 a oggi.

La donna contattata sui social, poi l’inferno

L’uomo avrebbe contattato sui social la 38enne, sua antica conoscenza con cui non c’erano rapporti da anni, e i due, dopo essersi visti, avrebbero iniziato una relazione sentimentale. Già dopo un mese il 39enne avrebbe iniziato una sequela di aggressioni verbali, con insulti pesanti e aggressioni fisiche per “gelosia”. La vittima sarebbe stata accusata di tradimenti e per questo motivo segregata dentro casa con umiliazioni, come appropriarsi del suo cellulare e inviare “messaggi volgari” e “telefonate” ai suoi colleghi di lavoro. Costretta alle dimissioni, in almeno una occasione è stata picchiata con una lampada, facendole uscire sangue dal naso.

Secondo la ricostruzione degli inquirenti le aggressioni sarebbero avvenute su base quotidiana almeno a partire dall’11 gennaio 2026, giorno in cui i due avrebbero iniziato a ‘convivere’. Nel costringerla a “lasciare il lavoro” per impedirle di avere “contatti con i colleghi di cui era geloso” le avrebbe anche impedito di riprendere i propri “effetti personali”. Il 21 gennaio avrebbe invitato a casa sempre un collega della vittima con l’obiettivo di “aggredirlo”. La sera del 31 gennaio, la donna è stata gettata a terra e la testa presa e sbattuta “contro al muro”. E’ in quell’occasione che il 39enne avrebbe minacciato con una pistola da soft air di fare “del male a lei” e “alla sua famiglia” se avesse denunciato. Le pm contestano al reato di maltrattamenti l’aggravante del legame affettivo, la nuova aggravante del “controllo o possesso o dominio in quanto donna”, riconosciuta dal gip, e a quello di lesioni anche l’avallo commesso in occasione dei maltrattamenti. Alle indagini hanno collaborato i carabinieri di Bresso con informative e attività investigativa.

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Redazione Redazione Eventi e News