Nuova legge sulla montagna: ecco i 60 comuni montani della provincia di Varese (in attesa delle deroghe regionali)

Febbraio 12, 2026 - 21:00
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Nuova legge sulla montagna: ecco i 60 comuni montani della provincia di Varese (in attesa delle deroghe regionali)
dicembre 2025

La nuova Legge sulla Montagna è entrata in una fase operativa decisiva. Dopo l’approvazione definitiva in Parlamento nel settembre 2025, il 5 febbraio 2026 la Conferenza Unificata ha sancito l’intesa sui criteri attuativi che definiscono ufficialmente quali sono i comuni montani in Italia. Per la provincia di Varese il risultato è significativo: 60 comuni rientrano nella nuova classificazione nazionale (Foto: Luca sacchet).

Il percorso normativo

La legge del 12 settembre 2025, n. 131 ha riscritto il quadro normativo per i territori montani, superando una disciplina risalente agli anni Cinquanta. L’approvazione parlamentare ha definito i principi generali e gli strumenti finanziari, ma per l’applicazione concreta erano necessarie nuove regole attuative.

Il passaggio chiave è arrivato il 5 febbraio 2026, quando la Conferenza Unificata (Stato, Regioni ed enti locali) ha raggiunto l’accordo sui nuovi criteri di classificazione. Non sono mancate tensioni politiche, con alcune Regioni che hanno sollevato perplessità sui parametri ritenuti troppo restrittivi. L’intesa, sostenuta anche da ANCI, ha comunque portato alla definizione di un elenco nazionale di 3.715 comuni montani, ampliato rispetto alle prime bozze.

I nuovi criteri: cosa cambia

La novità più rilevante riguarda i criteri di “montanità”. Non ci si basa più esclusivamente su soglie altimetriche rigide, ma su parametri combinati:
Altitudine media del territorio, generalmente superiore ai 350–500 metri a seconda delle fasce climatiche; Percentuale di territorio sopra determinate quote (in alcuni casi il 20–25% oltre i 600 metri); Pendenza media del terreno, per misurare il reale disagio orografico.

Inoltre vengono identificati Comuni interclusi, ovvero centri con altitudine superiore ai 300 metri interamente circondati da comuni montani, per garantire continuità territoriale; stabilite deroghe regionali, che consentono alle Regioni di mantenere classificazioni storiche ai fini di servizi essenziali come sanità e scuola.

Si tratta di un cambio di paradigma che mira a fotografare in modo più oggettivo le condizioni fisiche del territorio, superando logiche esclusivamente amministrative.

I comuni montani in provincia di Varese

Secondo l’elenco definito a livello nazionale, sono 60 i comuni varesini riconosciuti come montani. Si tratta di:
Agra, Arcisate, Azzio, Barasso, Bedero Valcuvia, Besano, Bisuschio, Brenta, Brezzo di Bedero, Brinzio, Brissago-Valtravaglia, Brunello, Brusimpiano, Cadegliano-Viconago, Cantello, Casalzuigno, Casciago, Cassano Valcuvia, Castello Cabiaglio, Castelveccana, Cittiglio, Clivio, Cocquio-Trevisago, Comerio, Cremenaga, Cuasso al Monte, Cugliate-Fabiasco, Cunardo, Curiglia con Monteviasco, Cuveglio, Cuvio, Dumenza, Duno, Ferrera di Varese, Gavirate, Gazzada Schianno, Germignaga, Grantola, Induno Olona, Lavena Ponte Tresa, Laveno-Mombello, Luino, Luvinate, Maccagno con Pino e Veddasca, Malnate, Marchirolo, Marzio, Masciago Primo, Mesenzana, Montegrino Valtravaglia, Orino, Porto Ceresio, Porto Valtravaglia, Rancio Valcuvia, Saltrio, Tronzano Lago Maggiore, Valganna, Varese, Vedano Olona, Viggiù.

map visualization

L’elenco comprende gran parte dell’area delle Valli del Verbano, della Valcuvia, della Valganna e del Ceresio, ma include anche il capoluogo Varese e diversi centri della fascia prealpina e pedemontana.

Cosa comporta essere comune montano

La classificazione non è solo formale. I comuni inseriti nell’elenco potranno accedere a una serie di strumenti e risorse: incentivi e punteggi aggiuntivi per medici e insegnanti che scelgono sedi montane; agevolazioni fiscali per giovani imprenditori under 41 e per l’acquisto o la ristrutturazione della prima casa; accesso al Fondo per lo sviluppo delle montagne italiane (FOSMIT), che dispone di circa 200 milioni di euro annui per il triennio 2025-2027; procedure semplificate per il recupero dei cosiddetti “terreni silenti”, ovvero aree agricole o forestali abbandonate.

Le deroghe di Regione Lombardia

Fatto l’elenco resta ora da capire come Regione Lombardia declinerà le proprie politiche in coerenza con la nuova mappa nazionale e quali risorse verranno effettivamente intercettate dai comuni varesini. La riforma segna comunque un passaggio storico: per la prima volta dopo decenni viene ridefinita in modo organico la geografia istituzionale della montagna italiana. Ora la Lombardia manterrà un proprio perimetro di riferimento per la programmazione regionale. Una scelta che, di fatto, introduce una sorta di “doppia classificazione” per mantenere la continuità territoriale e comunitaria attualmente esistente. In concreto, questo significa che un comune varesino potrebbe non rientrare nella classificazione statale ai fini dei benefici fiscali nazionali, ma continuare a essere considerato montano dalla Regione Lombardia, mantenendo accesso ai bandi regionali e ai canali di finanziamento dedicati. Una scelta che mira a evitare effetti penalizzanti per quei territori di confine tra pianura e Prealpi, particolarmente presenti nel Varesotto.

Il “Caso Gemonio”

Tra tecnicismi morfologici, classificazioni nazionali e parametri da rispettare esiste anche un piccolo “caso Gemonio” che si consuma tutto in casa Lega. Il caso di Gemonio infatti è emblematico per comprendere gli effetti concreti e politici della nuova legge nazionale della Montagna. A differenza di Gavirate, rientrata nell’elenco nazionale grazie ai correttivi legati alle pendenze del Campo dei Fiori, Gemonio non figura tra i 3.715 comuni montani riconosciuti dallo Stato.

“Gemonio non è montano”: la riforma firmata Calderoli lascia fuori il paese simbolo della Lega

La ragione è tecnica: il centro abitato si trova a 303 metri sul livello del mare, sotto la soglia dei 350 metri di altitudine media fissata per i comuni collinari, e il territorio non presenta una pendenza media significativa (superiore al 20%) tale da compensare il dato altimetrico. La nuova normativa, infatti, non considera più l’appartenenza storica alla Comunità Montana, ma esclusivamente parametri fisici. In concreto, questo significa che per lo Stato Gemonio non è più comune montano e quindi non potrà beneficiare delle agevolazioni fiscali e degli incentivi previsti dalla Legge 131/2025; per Regione Lombardia, invece, resta montano in base alla legge regionale 31/2008, continuando a far parte della Comunità Montana Valli del Verbano e ad accedere ai fondi regionali.

«In questo momento non possiamo usufruire dei vantaggi concessi dalla normativa sulla montagna – conferma il sindaco, Samuel Lucchini – per via dell’altitudine, visto che Gemonio arriva poco oltre i 400 metri di quota massima. Da parte nostra però ci siamo già mossi insieme al presidente della Comunità Montana, attivandoci presso la Regione: il nostro obiettivo è quello di ottenere una deroga che riguardi la continuità territoriale visto che Gemonio confina con una serie di comuni (Cocquio Trevisago, Azzio, Brenta, Cittiglio) tutti compresi nella legge. Abbiamo già scritto sia al Ministero sia al Consiglio dei Ministri per sottolineare la nostra posizione».

Sul piano politico emerge l’elemento paradossale: la riforma porta la firma del ministro per gli Affari regionali Roberto Calderoli, storico esponente della Lega, e nasce anche con l’intento di razionalizzare l’elenco nazionale escludendo grandi città impropriamente classificate come montane. Tuttavia, nel riordino finisce fuori proprio Gemonio, territorio contiguo a un’area complessivamente riconosciuta come montana e paese legato simbolicamente alla storia del Carroccio, essendo sede della casa di Umberto Bossi, fondatore del movimento. Un cortocircuito politico che nel Varesotto non è passato inosservato.

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Redazione Redazione Eventi e News