Tra Crosetto e Musumeci è nebbia fitta sulla crisi climatica nel Governo Meloni

Si è appena aperto il vertice informale dei leader Ue nelle Fiandre, e le prime battute della presidente Meloni sono state dedicate alla volontà di smantellare una delle più consolidate (ed efficace) misure europee per la decarbonizzazione e lo sviluppo dell’economia verde: il mercato delle emissioni di CO2 (Eu Ets).
«Dobbiamo partire da una profonda revisione di Ets e dal freno alla speculazione finanziaria che c'è intorno al sistema», dichiara Meloni. Ma la posizione del suo Governo appare ogni giorno più confusa e contraddittoria sulla crisi climatica, nonostante il recente passaggio del ciclone Harry a devastare il sud Italia.
Se a gennaio Nicola Procaccini, responsabile Ambiente ed Energia di Fratelli d’Italia, esprimeva apertamente posizioni climascettiche, ieri il ministro della Difesa Guido Crosetto è intervenuto all’evento romano “Beyond Climate – Tecnologie trasformative per la sicurezza ambientale nell’era dei cambiamenti climatici” e ha spiegato che «i cambiamenti climatici stanno incidendo in modo sempre più profondo sulla sicurezza delle persone, dei territori, delle infrastrutture critiche. Non siamo più di fronte a eventi eccezionali, ma a fenomeni che mettono alla prova con crescente frequenza la resilienza del Paese. Questo ci impone di andare oltre la gestione dell’emergenza e di rafforzare in modo sistemico le nostre capacità di prevenzione, previsione e adattamento».
«Bravo ministro Crosetto», commenta con ironia Annalisa Corrado, europarlamentare e responsabile Conversione ecologica del Pd: «Avrei un’idea, una bella chiacchierata con Giorgia Meloni e col ministro Pichetto Fratin?». Forse due parole farebbero comodo anche al ministro per la Protezione civile (!) Nello Musumeci, che sembra non comprendere le cause della crisi climatica che il suo dicastero si trova ogni giorno a combattere sul territorio nazionale.
Intervenendo alla presentazione della nuova piattaforma Sim per la prevenzione dai rischi naturali, Musumeci ha infatti tenuto a precisare che «non è vero, come dicono le opposizioni, che il Governo Meloni non fa niente contro il cambiamento climatico. La differenza è nel ruolo dell’uomo. È tutta colpa dell’uomo? O è un fenomeno ciclico, che si ripresenta ogni cento, duecento o trecento anni? La discussione non mi appassiona».
Il problema è che se il Governo non conosce le cause del problema che affronta, non può proporre soluzioni efficaci. Eppure la «discussione» che non appassiona Musumeci è finita da tempo. Per circa il 99% degli studi climatici la crisi climatica esiste, è in corso ed è causata dalle emissioni di gas serra legate principalmente all’impiego di combustibili fossili. Un consenso scientifico schiacciante che suggerirebbe di agire di conseguenza; eppure l’Italia l’hanno scorso ha pagato 46 miliardi di euro per importare gas e petrolio, mentre al contempo è rallentata sia la crescita delle installazioni (-3,9%) sia la produzione di elettricità pulita (-2,3%), a causa di un micidiale mix tra disinformazione e ostacoli normativi che non accennano ancora a diminuire.
«Le dichiarazioni del ministro Musumeci sono estremamente gravi – chiosa Angelo Bonelli, deputato di AVS e co-portavoce di Europa Verde – Dire che il tema delle cause del cambiamento climatico “non appassiona” equivale a negare la scienza. Non siamo davanti a opinioni ministro, ma a evidenze certificate dalla comunità scientifica internazionale. Relativizzare significa alimentare un negazionismo inaccettabile. Mentre assistiamo alla tropicalizzazione del clima, forse ha dimenticato che un ciclone ha colpito la Sicilia a gennaio, Musumeci sceglie di fare confusione invece di assumersi responsabilità politiche. Prima di parlare di prevenzione, Musumeci dovrebbe chiedere scusa ai siciliani per quanto accaduto durante la sua presidenza della Regione Siciliana: 31 progetti contro la siccità bocciati e circa 400 milioni di euro persi. Nel 2021 ha approvato un condono edilizio che coinvolgeva anche aree a rischio, poi bocciato dalla Corte costituzionale. Altro che prevenzione. Il Governo di cui Musumeci fa parte ha votato contro la legge europea sul ripristino della natura, contro il Green deal e continua a lasciare senza risorse e senza attuazione il Piano nazionale di adattamento climatico. Questa è la verità».
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