WhatsApp, denuncia shock: la crittografia end-to-end è una bugia?
Un gruppo internazionale di utenti ha fatto causa a Meta/WhatsApp in un tribunale federale USA, sostenendo che l'azienda li abbia ingannati millantando la privacy dei messaggi su WhatsApp. Secondo l'accusa, basata sulle segnalazioni di alcuni whistleblower, Meta non offrirebbe una vera "crittografia end-to-end" (come ampiamente pubblicizzato), ma sarebbe in grado di "archiviare, analizzare e accedere" ai contenuti delle comunicazioni.
Dal canto suo, Meta respinge tutto come "assurdo e frivolo", ribadendo che WhatsApp usa da anni il protocollo Signal e che solo i partecipanti alle chat possono leggere i messaggi. Per questo motivo, intende chiedere sanzioni contro gli avvocati dei querelanti. Ma come stanno davvero le cose?
COS'È SUCCESSO (NEL DETTAGLIO)
I querelanti provengono da Australia, Brasile, India, Messico e Sudafrica, ma nel procedimento si chiede di trattare il caso come un'azione collettiva per conto degli utenti di WhatsApp in tutto il mondo. Gli atti non identificano gli "informatori anonimi" su cui si basa l'accusa, né forniscono dettagli sulle prove. Inoltre, nessuno degli avvocati coinvolti ha rilasciato dichiarazioni pubbliche al di là degli atti processuali.
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