Zanetti: "Chivu è preparatissimo: con Atletico e Liverpool avremmo meritato di più. L'Inter mi ha dato tre padri"

Gen 23, 2026 - 13:00
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Zanetti: "Chivu è preparatissimo: con Atletico e Liverpool avremmo meritato di più. L'Inter mi ha dato tre padri"

La lunga intervista del vice-presidente dell'Inter: tra gli aneddoti sul passato e il presente con Cristian Chivu.

Javier Zanetti è la storia dell'Inter. Dall'arrivo da sconosciuto nel 1995, fino alla fascia da capitano e al ruolo, adesso, di vice-presidente. Dal 1995 sempre in nerazzurro per 31 anni, una vita. Iniziata con Massimo Moratti e proseguita fino a Oaktree. Al Corriere dello Sport ha realizzato una lunga intervista in cui ha toccato vari temi: dal rapporto proprio con Moratti, a quelli con Mourinho e Simoni, senza dimenticare l'attualità che ci chiama Cristian Chivu, suo ex compagno di squadra.

IL RAPPORTO CON MORATTI

"Moratti è famiglia. Un rapporto, il nostro, che va molto oltre quello tra presidente e giocatore o dirigente. E quando dico Moratti intendo i Moratti, a partire da Massimo. L'Inter mi ha dato tre padri: Moratti, Simoni e Mourinho".

MOURINHO E SIMONI

"Il legame più forte? Mourinho, senz’altro, è sempre con me, abbiamo fatto qualcosa di indimenticabile e forse irripetibile. E poi Gigi, che purtroppo non c’è più. Simoni un padre, rendeva tutto semplice. José invece è un leader, molto convincente, persuasivo".

Poi svela un aneddoto proprio su Mourinho: "Ricordo la prima telefonata. Era giugno, stavo rientrando in Argentina e ho fatto scalo a Fiumicino. A un certo punto ricevo una chiamata da un numero portoghese. “Sono José Mourinho. Ho appena firmato per l’Inter, sarai il mio capitano, mi scuso se non parlo bene l’italiano”. Lo parlava benissimo. Diretto, leale, un allenatore straordinario. Zaccheroni? Il più complicato. Ci faceva fare tanta tattica. Anche un’ora di seguito. Il problema per noi giocatori era riuscire a mantenere la concentrazione per tutto quel tempo".

RONALDO

Nella sua lunghissima esperienza all'Inter, Zanetti ha giocato anche con Ronaldo: "E' stato il periodo migliore. In allenamento ci mostrava sempre qualcosa di diverso, voleva sorprendere. Era un personaggio. In quegli anni c’era ancora la sosta natalizia. Giochiamo il 20 dicembre a San Siro contro la Roma, l’ultimo volo era alle 22 e 30. Roni fa: “Chi deve partire con me, finita la partita doccia in due minuti e via”. Anche il Cholo e Zamorano dovevano rientrare. E noi: Roni, come facciamo? A quell’ora siamo ancora in campo. “Fate come vi ho detto”. Vinciamo 4-1, Baggio, Zamorano, Cauet ed io, l’ordine non lo ricordo, il Cholo sbaglia un goal di testa incredibile su un mio passaggio. Arriviamo all’aeroporto a mezzanotte, l’aereo ci aveva aspettato perché Roni l’aveva fermato con una telefonata. Immagina la reazione dei passeggeri quando ci hanno visto salire a bordo... Durante il viaggio il Cholo mi ha parlato solo del goal mancato. “Ma come ho fatto?”. Così per ore. Calcio calcio calcio, lui è sempre stato questo".

CHIVU

"E'  un uomo di rara intelligenza, preparatissimo, un grande motivatore, lo ascolto quando parla alla squadra, arriva subito ai ragazzi. Cerca sempre la prestazione, che l’Inter ha sempre fatto, perfino con l’Arsenal che è la più forte d’Europa. Avremmo meritato di più con Atletico e Liverpool, ci mancano quei due punti".

LA SUA VITA ALL'INTER

"A me lo status interessa pochissimo. Io per l’Inter sono una risorsa. Non mi sono fermato alla condizione di ex, ho studiato, mi sono applicato e aggiornato, ancora oggi frequento corsi alla Bocconi. Marketing, finanza, economia, iniziative sociali. Ai giovani calciatori suggerisco di iniziare prima, quando sono in attività e il tempo per prepararsi un futuro non manca. Il rapporto con i tifosi? Sono sempre rimasto dalla parte giusta".

MARADONA E MESSI

"Maradona mi ha tenuto fuori dal Mondiale, ma non riesci ad arrabbiarti con lui. Messi? E' l'essenza del calcio".

E anche qui un racconto che rende bene l'idea di chi fosse Maradona: "Una volta ,era il 2009,  Diego arriva a Milano e mi dice che vorrebbe venire a cena al Gaucho, il mio ristorante. “Ci vediamo alle nove, nove e mezza”. Grandi preparativi, due tavoli lunghi, mogli e fidanzate, ricordo che era dei nostri anche Kily Gonzalez. Le dieci meno un quarto, le dieci. Telefonata. Diego è incazzato con l’autista che non trovava la strada. È a un chilometro dal ristorante, gli dico di non muoversi che passiamo a prenderlo noi. arriviamo, era inverno, sotto zero, come ora, lo troviamo in piedi, vicino al semaforo, l’autista a pochi metri da lui non s’azzardava ad avvicinarsi. Diego è in bermuda, cappottone lungo fino ai piedi. Siamo andati a letto alle quattro".

BAGGIO

"E' un campione assoluto. Mi sta sorprendendo. Ha spiegato che la rapina in casa è stato uno shock terribile, ha lasciato dei segni. Quando ci siamo visti a Salerno per Operazione Nostalgia era ancora molto scosso, era successo da poco, l’ho visto piangere".

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Redazione Redazione Eventi e News