Filatura italiana ancora in calo (ma migliora): 2025 stimato a -4,1%

Gen 21, 2026 - 20:00
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Filatura italiana ancora in calo (ma migliora): 2025 stimato a -4,1%
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Riflettori nuovamente accesi sulla Fortezza da Basso, ora per l’edizione numero 98 di Pitti Filati. Parte oggi 21 gennaio luglio, infatti, e occuperà gli spazi espositivi fino a venerdì 23, l’appuntamento dedicato al mondo dei filati e della maglieria, per la prima volta in contemporanea con Pitti Bimbo.

Questa volta i riflettori saranno puntati sulle collezioni primavera/estate 2027 di 130 aziende tra le principali filature italiane e internazionali. Accanto alle proposte delle sezioni speciali Knitclub, CustomEasy e Institutional Area, le tendenze emergenti saranno presentate nel nuovo Spazio Ricerca. Quest’ultimo, in particolare, curato da Angelo Figus, Carrie Hollands e Manuela Sandroni, è all’insegna del tema ‘Link’, che rappresenta “la connessione all’ancestrale, la relazione con il presente, il transfer verso il futuro, il le-game indissolubile tra genti, epoche, ere”.

Come tutti i saloni di Pitti Immagine, anche la kermesse fiorentina del tessile gode del consueto sostegno del Ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale e di Agenzia Ice, oltre a quello di Unicredit in qualità di main partner.

A fare da sfondo all’avvio della fiera ci sono i dati preliminari elaborati dal centro studi economici di Confindustria Moda, da cui emerge un 2025 come prosecuzione della fase negativa già registrata nel corso dell’ultimo biennio. Sulla base delle stime preliminari, l’anno appena trascorso è atteso in calo del 4,1%, con un turnover settoriale che scenderebbe a circa 2,5 miliardi di euro. Una performance che rappresenta comunque una flessione minore rispetto a quella del 9,8% accusata nel 2024.

La flessione coinvolge pressoché tutti i comparti che compongono l’industria della filatura italiana, con la sola filatura liniera in controtendenza. Al contrario, sia la filatura laniera (comparto preponderante, con un’incidenza di circa l’83% sul fatturato settoriale complessivo), sia la filatura cotoniera risultano interessate da una riduzione.

Le difficoltà del mercato dei filati trovano riscontro anche nell’andamento dell’indice dei prezzi alla produzione rilevato dall’Istat (misura delle variazioni mensili dei prezzi al primo stadio di commercializzazione dei beni prodotti dalla manifattura italiana): per le filature, nel periodo gennaio-ottobre 2025 l’indice registra una variazione negativa pari al -1,4 per cento.

Con riferimento al bilancio settoriale, il valore della produzione (variabile questa che si propone di stimare il valore della sola attività produttiva svolta in Italia al netto della commercializzazione dei filati importati) è atteso ridursi del -4,4 per cento.

Sul fronte del commercio estero, nel 2025 le esportazioni della filatura italiana sono previste in calo del -5,4%, portando il valore complessivo delle vendite oltreconfine a 744 milioni di euro, con un’incidenza sul fatturato totale pari al 29,8 per cento. Parallelamente, le importazioni dovrebbero registrare una contrazione più marcata (-7,9%), scendendo a 721 milioni di euro.

Infine, sul piano occupazione, in coerenza con il quadro congiunturale sfavorevole, le elaborazioni sui dati raccolti dall’Indagine elaborata da Confindustria Moda su un panel di associati, indicano che la maggioranza delle filature italiane dovrebbe chiudere il 2025 con un numero di addetti stabile rispetto all’anno precedente, mentre circa il 21% delle aziende prevede una riduzione degli occupati.

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Redazione Redazione Eventi e News