Gualmini può essere la prima di molti che vogliono andare a fare il Pd altrove

Febbraio 12, 2026 - 07:00
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Gualmini può essere la prima di molti che vogliono andare a fare il Pd altrove

L’uscita di Elisabetta Gualmini è il primo sasso che precede la slavina? Può darsi benissimo.

Mentre a Roma la situazione è relativamente più tranquilla, a Bruxelles il dissenso dell’europarlamentare che ieri ha lasciato il Partito democratico a Bruxelles è condiviso da altri.

Da mesi Gualmini mordeva il freno. Il fatto è che nel gruppo dem al Parlamento europeo il clima si è fatto più difficile per gente come Pina Picierno, Giorgio Gori, appunto Gualmini, altri ancora. La gestione – accusano – è sempre più «staliniana», legata a quella che viene definita «la vendetta di Bonaccini», Stefano, il presidente del Pd che ha rotto con i riformisti fondando una sua componente entrata nella maggioranza schleiniana.

La vicenda ha compromesso i rapporti. Gualmini, persona seria, competente e mite, si è lamentata di tutto questo con lo stesso Bonaccini e con il capodelegazione Nicola Zingaretti traendo la conclusione che per lei non c’era più spazio e con «una scelta sofferta» ha deciso di lasciare il partito per entrare nel gruppo liberaldemocratico Renew Europe, avvicinandosi ad Azione, il partito che sull’Ucraina, tema per lei decisivo, ha la posizione più forte. Tra parentesi, questo gruppo sta attraendo nuovi esponenti anche fuori d’Italia calamitando diversi europarlamentari riformisti. Accadrà anche da noi?

Gualmini lunedì spiegherà alla stampa le sue ragioni. Quelli che è certo è che il suo gesto è la spia di un dissenso sempre più profondo. Anche perché l’agibilità dentro il partito non è assicurata, se l’uomo macchina del Nazareno, Igor Taruffi, ha già fatto capire che nelle liste elettorali il rapporto sarà di nove a uno, cioè novanta percento di Elly Schlein e dieci di riformisti. Troppo poco, secondo alcuni, per fare una opposizione seria. Non è più una battuta da corridoio ma uno scenario possibile che altri decidano nei prossimi mesi di uscire e di «andare a fare il Pd da un’altra parte», nella convinzione che il partito di Schlein sia diventato ormai una cosa diversa da quella costruita nel 2008.

Non molto tempo fa un importantissimo dirigente lo ha detto a uno dei capi della componente riformista: «Vi conviene uscire, qui vi stritoleranno». È quello che sta avvenendo. L’addio di Gualmini è solo una piccola ma significativa falla nello scafo di Schlein. Ma domani chissà.

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