Laboratori di riparazione crescono, ma non in italia
A febbraio apre anche a Parigi l’United repair center (Urc) supportato da grandi marchi che riconoscono nella riparazione un valore ambientale e sociale. Ma a quanto pare non è prevista una prossima tappa nel nostro Paese. Almeno per il momento. Ne parliamo con Patagonia
Sbarca a Parigi l’Urc. Dietro a questo acronimo si nascondono le bellissime attività dello United Repair center, laboratori che hanno come obiettivo quello di riparare abiti, ma non solo.
Aprirà infatti nei prossimi giorni nel XIII Arrondissement della capitale francese, il laboratorio di riparazione sostenuto da marchi come Patagonia, lululemon, Levi’s, Arc’teryx, The North Face e Decathlon.
Qui si aggiustano capi di abbigliamento e neanche pochi. Tra Amsterdam e Londra lo scorso anno ne hanno riparati più di 75.000. E il trend è in crescita, tanto che si è data vita anche a una scuola di formazione, la United Repair Academy, che offrirà formazione e un impiego garantito a persone con difficoltà di accesso al mondo del lavoro.
Peccato che non ci sia alcuna evidenza che l’esperienza sarà replicata anche in Italia – almeno per il momento – perché noi di Greenplanner.it riconosciamo a questa iniziativa un grande valore, sia ambientale che sociale: Urc infatti conta a oggi 60 dipendenti, di cui l’80% proveniente da contesti di fragilità occupazionale.
Laboratori di riparazione, anche in Italia?
Thami Schweichler, che è executive chair of the Board di United Repair Centre, ci spiega: “Le sedi vengono scelte in base a una combinazione di fattori quali la domanda del marchi, l’efficienza logistica, la disponibilità di sarti qualificati e l’ecosistema locale in materia di circolarità e inclusione sociale“.
“L’Italia è un mercato molto interessante per noi – chiarisce Schweichle – e vediamo chiaramente un forte potenziale nel settore delle riparazioni, data la tradizione artigianale e le dimensioni dell’industria dell’abbigliamento.
Detto questo, non abbiamo ancora piani concreti nella nostra tabella di marcia attuale. Stiamo esplorando e imparando, ma qualsiasi sviluppo dipenderà dai partner e dalle condizioni giuste“.

Per Patagonia appoggiare questa attività di riparazione è in linea con la loro strategia storica legata alla riparazione.
Lauren Everett, external communications manager Emea di Patagonia, ci spiega: “Il nostro obiettivo è realizzare prodotti di qualità fatti per durare e prolungarne la vita attraverso la cura, la riparazione e il riutilizzo.
Miriamo a cambiare il comportamento dei consumatori, passando dal consumismo alla proprietà: prendersi cura di ciò che già si possiede, valorizzare i propri vestiti per le esperienze che hanno vissuto con noi e acquistare solo ciò di cui si ha bisogno“.
Everett spiega bene che “il prodotto più responsabile è quello che già possiedi“. Ripararlo è quindi per tutti un atto di consapevolezza ambientale e sociale.
“Oltre alle nostre attività di riparazione – racconta ancora Schweichle – organizziamo corsi di formazione e attività didattiche attraverso la nostra Repair Academy, con l’obiettivo di migliorare le competenze dei sarti e creare opportunità di lavoro per le persone lontane dal mercato del lavoro.
Collaboriamo inoltre regolarmente con scuole, brand e istituzioni per sensibilizzare l’opinione pubblica sulle pratiche di riparazione e sull’economia circolare“.
L'articolo Laboratori di riparazione crescono, ma non in italia è stato pubblicato su GreenPlanner Magazine.
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