Le purghe di Xi Jinping, e il momento shakespeariano della politica cinese

In Cina, oggi, nessuno è davvero al sicuro. Né i rivali politici, né i funzionari di medio livello, né gli alleati storici del leader. La rimozione di Zhang Youxia, uno dei più potenti generali dell’Esercito popolare di liberazione (Pla) e per anni considerato un fedelissimo di Xi Jinping, segna l’ingresso della politica cinese in una nuova fase. Un’epoca in cui la lealtà non è mai definitiva e il potere esiste solo nel suo esercizio costante, visibile, talvolta brutale.
Zhang non era un dirigente qualsiasi. Vicepresidente della Commissione militare centrale (Cmc), l’organo che controlla l’intero apparato militare cinese, era legato a Xi da rapporti personali e familiari che risalivano alla guerra civile: i loro padri avevano combattuto fianco a fianco. In un sistema politico ossessionato dalle reti di fedeltà, una relazione del genere è un capitale enorme in politica. Ancora nel 2022, Xi aveva consentito a Zhang di restare in carica oltre l’età pensionabile informale e lo aveva promosso ulteriormente, segno di una fiducia che appariva incrollabile.
Proprio per questo, la sua caduta ha assunto un valore simbolico sproporzionato. Jonathan Czin e John Culver, su Foreign Affairs, l’hanno definita «il momento shakespeariano» della politica cinese: il leader che sacrifica pubblicamente uno dei suoi uomini più vicini per ribadire che non esistono zone franche. L’articolo ha un titolo che più chiaro non potrebbe: “Xi il distruttore”.
«No off-limit zones», nessuna area proibita, ha scritto il Pla Daily il giorno dopo la rimozione, cristallizzando il senso dell’operazione. Ufficialmente, Zhang è stato accusato di aver alimentato «gravi problemi politici e di corruzione» tali da minacciare la leadership assoluta del Partito comunista sull’esercito e da danneggiarne le capacità operative.
Accuse volutamente generiche, tipiche del linguaggio disciplinare del partito. La corruzione, d’altronde, è un problema strutturale dell’Esercito popolare di liberazione, e Zhang aveva diretto per anni il dipartimento responsabile degli armamenti e degli approvvigionamenti, uno dei più permeabili a pratiche opache. Se questo fosse stato il vero nodo, osservano molti analisti, sarebbe caduto molto prima.
Zhang ha più di settant’anni ed era già oltre l’età pensionabile – secondo le regole non scritte dell’esercito. Mancavano meno di due anni al prossimo congresso del partito, e un’uscita discreta sarebbe stata facile da organizzare. Xi ha invece scelto lo scontro simbolico, come aveva fatto nel 2022 con l’umiliazione pubblica dell’ex presidente Hu Jintao, accompagnato fuori dalla sala sotto gli occhi delle telecamere. All’epoca, quel gesto apparve quasi gratuito. Oggi si inserisce in una logica più chiara: il potere non va solo detenuto, va dimostrato.
Questa dinamica va letta anche alla luce dei limiti profondi dell’apparato militare cinese, suggerisce Kerry Brown, diretteore del Lau China Institute al King’s College di Londra, su The Conversation. Zhang Youxia era uno dei pochissimi vertici del Pla con una reale esperienza di combattimento, maturata nella guerra contro il Vietnam alla fine degli anni Settanta. Un profilo sempre più raro in un esercito che, da decenni, non combatte guerre vere. E l’invasione su vasta scala dell’Ucraina ha avuto un effetto destabilizzante sulle élite di Pechino: vedere un esercito esperto come quello russo impantanarsi per anni ha rafforzato i dubbi sulla reale capacità operativa delle forze armate cinesi.
Per Xi la questione militare non è solo tecnica. È esistenziale. Come ricordano ancora Czin e Culver su Foreign Affairs, il leader cinese ha interiorizzato profondamente la lezione delle primavere arabe: i regimi non crollano quando mancano le armi, ma quando le forze armate esitano a usarle per difendere il potere politico. Da qui l’ossessione per l’affidabilità politica dell’Esercito popolare di liberazione, anche a costo di sacrificare competenze, continuità e fiducia interna.
Il risultato è una Commissione militare centrale quasi azzerata. Dei sette membri in carica all’inizio del terzo mandato di Xi Jinping, ne restano soltanto due: il responsabile delle indagini anticorruzione, promosso proprio mentre gli altri cadevano, e Xi Jinping in persona. Una tabula rasa che offre al leader la possibilità di ridisegnare il vertice militare, decidendo non solo chi siederà al tavolo, ma anche quali forze e quali interessi saranno rappresentati.
Questo avviene in un contesto internazionale che Pechino percepisce come relativamente favorevole. Gli Stati Uniti appaiono meno determinati sul dossier Taiwan, e sull’isola cresce il peso di forze politiche più inclini alla distensione con la Cina continentale. Anche per questo sabato scorso Xi Jinping ha chiesto che il renminbi diventi una valuta di riserva globale: in un commento pubblicato su Qiushi, la rivista ideologica di punta del partito comunista al potere, il presidente ha detto che il Paese ha bisogno di creare una «valuta potente» che possa essere «ampiamente utilizzata nel commercio internazionale, negli investimenti e nei mercati valutari, e raggiungere lo status di valuta di riserva» (è uno dei commenti più chiari di Xi sulle ambizioni per la valuta cinese, sintomo di come Pechino cerchi di svolgere un ruolo più importante nel sistema monetario internazionale).
Ma sarebbe un errore leggere queste purghe come un segnale di distrazione o di debolezza. Al contrario, indicano che Xi sta sfruttando una fase di relativa calma per prepararsi a scenari più duri.
La Cina di Xi assomiglia sempre più a un sistema in cui la politica è teatro e disciplina, e in cui la paura diventa uno strumento di governo. Zhang Youxia è solo l’ultimo nome a cadere. Altri seguiranno. La vera incognita non è se questa tragedia avrà nuovi atti, ma se Xi riuscirà mai a ottenere ciò che cerca da oltre un decennio: un esercito al tempo stesso competente, obbediente e privo di centri di potere autonomi. Finora, la storia suggerisce che distruggere è più facile che costruire.
L'articolo Le purghe di Xi Jinping, e il momento shakespeariano della politica cinese proviene da Linkiesta.it.
Qual è la tua reazione?
Mi piace
0
Antipatico
0
Lo amo
0
Comico
0
Furioso
0
Triste
0
Wow
0




