L’intelligenza artificiale e le profezie sui licenziamenti di massa

Febbraio 21, 2026 - 07:00
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L’intelligenza artificiale e le profezie sui licenziamenti di massa

Nelle ultime settimane un post virale di Matt Shumer, imprenditore e professionista attivo nel settore dell’intelligenza artificiale, ha acceso un dibattito per la verità mai sopito. La riflessione paragona l’attualità all’inizio della pandemia quando molte persone sottovalutavano l’impatto che avrebbe avuto il Covid-19. Gli agenti IA potrebbero sostituire rapidamente molte figure professionali, svolgendo autonomamente compiti cognitivi complessi che oggi richiedono l’intervento umano. Riflessione condivisa anche da Mustafa Suleyman, capo del dipartimento di intelligenza artificiale di Microsoft, secondo cui molti lavori di ufficio saranno sostituiti nei prossimi diciotto mesi.

Dal punto di vista del diritto del lavoro, la rapida evoluzione a cui stiamo assistendo pone una serie di questioni cruciali. La sostituzione di dipendenti con agenti automatizzati porterà inevitabilmente a licenziamenti individuali e collettivi. In entrambi i casi, le aziende sono tenute, tra le altre cose, a motivare correttamente la decisione e a rispettare le procedure di consultazione con le rappresentanze sindacali eventualmente applicabili. Il ruolo dei sindacati è importante anche in una fase preventiva per valutare eventuali opportunità di ricollocazione o formazione professionale dei lavoratori.

Accanto alla dimensione occupazionale, l’utilizzo di sistemi automatizzati deve considerare la salute e sicurezza sul lavoro. L’intelligenza artificiale che gestisce orari, carichi di lavoro o processi produttivi può aumentare il rischio di stress, affaticamento o incidenti e il suo inserimento in azienda deve rispettare i principi previsti dal Testo Unico sulla Sicurezza sul Lavoro.

Un altro aspetto cruciale riguarda il divieto di discriminazione. Gli agenti artificiali, se impiegati per processi ad alto rischio, come selezione, promozioni o valutazione delle performance, devono rispettare anche le norme antidiscriminatorie vigenti. Qualsiasi decisione automatizzata non può essere basata su genere, età, origine, religione, disabilità o altre caratteristiche protette dalla legge. Eventuali bias potrebbero comportare responsabilità legali rilevanti per l’azienda.

Non sappiamo se le profezie dei guru dell’intelligenza artificiale si riveleranno vere o esagerate. In ogni caso, come insegna in passato, il successo delle rivoluzioni tecnologiche dipende in gran parte dalla capacità della classe dirigente di governare il cambiamento. Le legge e i contratti collettivi prevedono strumenti di controllo e consultazione che diventano fondamentali in questo contesto. L’automazione dei processi non deve essere soltanto un pretesto per aumentare le diseguaglianze. La sfida è imponente, può mettere i brividi. Ma non c’è altra strada: le persone non possono essere abbandonate.

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Redazione Redazione Eventi e News