Oberalp conferma il suo core business. Il CEO Engl: “Non siamo outdoor. Noi siamo la montagna”
La montagna, non l’outdoor: questa è la scelta che Oberalp ha fatto fin dai suoi inizi. Un orientamento che Christoph Engl, CEO del gruppo dal 2018, sottolinea tutt’oggi con fermezza. “Non siamo outdoor. Noi siamo la montagna e rappresentiamo lo stile di vita di chi la vive. I nostri marchi sono fatti per la montagna, per l’uso della montagna – mette l’accento –. Oggi l’outdoor per noi rimane una linea rossa che non vogliamo oltrepassare”, afferma, spiegando a Pambianconews come il gruppo abbia deciso di concentrarsi su un territorio ben definito, spesso confuso – soprattuto in contesti fashion – con il più ampio e generico mondo dell’outdoor. Un approccio che però non manca di tenere una mentalità aperta “non manchiamo chiaramente di essere anche un po’ estetici” e vero nuove possibilità di business, come testimonia la partnership con Under Armour (nata nel 2017 e in piena attività con un importante piano retail).
Importante però rimane la coerenza, verso il proprio core business e uno ‘zoccolo duro’ di clientela: “Sicuramente abbiamo scelto, per passione e per storia, di essere vicini soltanto a questo tema, anche se questo ci limita nel mercato, perché il mercato dell’outdoor è molto più grande di quello della montagna. Non si tratta solo di prodotto, ma dell’idea e dei valori del marchio che il prodotto rappresenta. I nostri clienti non comprano solo una giacca, ma un’idea di montagna, un’idea di stile e di comunità”.
La visione di Oberalp si riflette nel suo portafoglio, che unisce marchi storici come Salewa, che ha da poco celebrato i suoi 90 anni, e Dynafit, fino a realtà più ‘di nicchia’ come lo specialista delle pelli Pomoca e la label di calzature per arrampicata Evolv. “Salewa è il nostro marchio di performance, per chi vuole essere atleta. Dynafit ha superato i 100 milioni dopo il Covid. Ma non sono solo i marchi di massima visibilità a definire la nostra offerta. Pomoca, con la sua produzione di pelli per lo sci, ha una capacità che supera il 70% della domanda mondiale”, continua Engl, mettendo in luce l’eccellenza che si cela dietro ogni singola etichetta di Oberalp, che a livello di gruppo dovrebbe chiudere il bilancio 2025 attorno ai 300 milioni – “forte di una crescita record nel canale retail, di un incremento delle vendite nell’online e di un miglioramento nella marginalità”.

La forza di Oberalp risiede anche nella sua capacità di gestire e sviluppare diversi marchi sotto lo stesso tetto, mantenendo però un’identità chiara e per ciascuno. “I nostri marchi sono come una grande famiglia, ma ognuno è diverso”, afferma il CEO, evidenziando come, pur provenendo dalla stessa casa madre, ogni marchio rispecchi valori e ideali unici.
Forte dei suoi marchi tecnici, Oberalp ha saputo crescere anche fuori dai confini europei, ottenendo risultati importanti in Stati Uniti e Polonia. Ma, come racconta il CEO, “Il nostro mercato principale rimane quello delle Alpi, anche se vediamo crescere mercati come gli Stati Uniti, dove il fatturato ha raggiunto i 30 milioni e dove vediamo ancora un grande potenziale. Stiamo anche vedendo buone performance in Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia e altri mercati dell’Europa centrale e teniamo alta l’attenzione verso il Giappone dove – solo con il segmento di dynafit e ski touring – questo mercato emergente conta circa 1,5 milioni sui 300 milioni complessivi”.
L’Italia rimane comunque un mercato importante con 60 punti retail, mentre dall’alto capo del globo un mercato con sfide particolari è la Cina, dove la cultura della montagna è ben diversa e richiede un approccio speciale. “In Cina, per praticare sport in montagna, hai bisogno di una licenza e di una guida. Per questo, abbiamo scelto un modello di licenza con i nostri partner locali”, spiega Engl, delineando la strategia ad hoc adottata per questo Paese.
Qualche anno fa Oberalp ha poi saputo cogliere un’importante opportunità con l’ingresso di Under Armour nel suo portafoglio, integrando il marchio al mercato tricolore, che al momento ha superato il tetto dei 150 milioni di euro grazie al canale wholesale che conta più di mille distributori e 21 negozi monomarca. “Anche se il marchio è molto lontano dalla montagna, il sistema di distribuzione che abbiamo applicato funziona molto. Se Under Armour fosse solo un marchio di moda, non l’avremmo preso. Ma essendo un marchio di sportswear, l’abbiamo integrato nel nostro portafoglio”, dice il CEO, enfatizzando come Oberalp non si limiti a distribuire il brand, ma lo adatti alle specifiche esigenze locali. “Abbiamo costruito Under Armour come un marchio italiano, selezionando i prodotti giusti per il mercato”, aggiunge Engl. Un approccio che ha ripagato e che glia ha aperto di recente anche le porte del mercato svizzero per la distribuzione del brand. Nel 2024 il gruppo ha dato il via a tre progetti di rilievo: la relocation e refit della ‘brand house’ di Orio al Serio all’interno di Oriocenter, l’apertura di una nuovo store a Brennero, all’interno dell’Outlet Center Brenner e il rinnovamento della ‘factory house’ di Franciacorta.

Guardando al futuro, Oberalp continua a puntare su un piano di crescita che, pur affrontando sfide economiche globali, mira a consolidare la propria posizione e a espandere ulteriormente la propria presenza. “Per il 2026, il nostro obiettivo è continuare a crescere, nonostante le difficoltà economiche Il mercato non si è ancora ‘pulito’ dalla quantità eccessiva di prodotti e di scontistiche. Sappiamo che è un periodo molto difficile e ma come gruppo puntiamo a consolidare la nostra posizione”.
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