Per lo show più importante della sua carriera fino ad oggi, Bad Bunny ha scelto un marchio di fast fashion: perché?
Il Super Bowl, quest’anno, è stato vinto da Bad Bunny. Il cantante portoricano ha fatto la storia come il primo headliner a condurre l’Halftime Show interamente in spagnolo e ha fatto ballare il Levi’s Stadium di Santa Clara con una grande fiesta latina. Lo show è stato un enorme successo, ma c’è un dettaglio che ha fatto molto discutere: perché per la notte più importante della sua carriera si è affidato a …Zara?
I due look di Zara
Esibirsi al Super Bowl è già un successo di per sé, ma nell’attuale clima politico statunitense Bad Bunny è diventato un simbolo di resistenza e di orgoglio latino. La performance di Bad Bunny (31 anni) è stata dirompente e unica per vari motivi, tra cui la decisione di indossare solo look di Zara. Il colosso spagnolo del fast fashion ha creato per lui due look custom made, entrambi bianco avorio.
Non che a una superstar del genere mancassero le opzioni: solo pochi giorni fa lo avevamo visto sul red carpet dei Grammy in un custom look di Schiaparelli. Il cantante è anche testimonial di Calvin Klein e probabilmente non c’è brand al mondo che non voglia vestire l’uomo del momento.

Zara ha creato i due look indossati da Bad Bunny durante l’Halftime Show del Super Bowl (Photo by Kevin C. Cox/Getty Images)
Bad Bunny si è esibito con un total look bianco panna: pantaloni stretti da una corda alla cintura, camicia, cravatta e una maglia da football con il nome sulla schiena (Ocasio) e il numero 64. Si dice che rappresenti l’anno di nascita della sua prima fan, sua madre.
Durante l’esibizione di Lady Gaga il cantante si è cambiato, indossando un completo doppiopetto della stessa tonalità e occhiali da sole (probabilmente Miu Miu). Ai piedi indossava le BadBo 1.0, le nuovissime sneaker disegnate per Adidas, che non potevano sperare in una pubblicità migliore.
Entrambi i look sono stati disegnati dagli stylist e collaboratori Storm Pablo e Marvin Douglas Linares insieme a Zara, che ha confermato le indiscrezioni, lasciando a bocca aperta chi scommetteva su un look couture (battendo anche il super favorito Bottega Veneta).

Il secondo look di Bad Bunny firmato Zara. Lady Gaga, invece, vestiva Luar (Photo by Christopher Polk/Billboard via Getty Images)
Il messaggio di Bad Bunny
L’intera esibizione – 13 minuti di piano sequenza – è un omaggio alla vita e alla cultura di Porto Rico, rappresentata in tutte le sue sfaccettature. Questo dettaglio è fondamentale per capire la scelta estetica di Bad Bunny: ridurre la distanza tra la vita reale e il palcoscenico. Bad Bunny balla e canta perdendosi in un mare di comparse, vestite esattamente come nella vita reale, senza costumi di scena. Tutti, prima o poi, sono entrati da Zara: è il simbolo della moda democratica. Ma soprattutto, Zara è nato in Spagna: Bad Bunny è entrato nell’evento più americano in assoluto parlando spagnolo e vestendo spagnolo. A dispetto delle critiche feroci del presidente Trump e di una parte dei repubblicani.

Bad Bunny in Schiaparelli ai Grammy (Photo by Brianna Bryson/WireImage)
La scelta, però, non ha entusiasmato proprio tutti: Zara sta attuando un ambizioso piano di riposizionamento sul mercato, ma resta un colosso del fast fashion, modello produttivo che scarica i costi sull’ambiente e sulle persone che ci lavorano. La classe lavoratrice è sempre stata al centro della visione artistica di Bad Bunny, che fino a dieci anni fa imbustava la spesa in un supermarket. Vista l’enorme influenza del cantante, molti hanno sollevato qualche dubbio sul lato etico dell’operazione: Zara aveva davvero bisogno di questa pubblicità?
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