Un anno dopo «do something», Draghi dice solo: «Sbrigatevi»

Febbraio 13, 2026 - 14:00
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Un anno dopo «do something», Draghi dice solo: «Sbrigatevi»

Accusata di conculcare le prerogative nazionali per decidere su ogni aspetto della nostra vita e al tempo stesso di non decidere nulla, l’Unione europea, in verità, non è né un’occhiuta ed efficientissima dittatura tecnocratica né un pachiderma burocratico incapace di muoversi di un passo. È lenta, certamente, proprio perché è democratica. Il problema è che a volte sembra semplicemente ferma. Dopo avere commissionato a Mario Draghi il famoso rapporto sulla competitività consegnato nel settembre del 2024, averlo convocato sei mesi dopo per chiedergli cosa fare (pur non avendo messo seriamente mano a nessuna delle indicazioni del suo ambizioso documento, motivo per cui l’interessato era sbottato nel celebre «do something», fate qualcosa), passato un altro anno, i vertici dell’Unione riuniti in Belgio hanno nuovamente invitato Draghi, assieme a Enrico Letta, autore di un analogo rapporto incentrato sul mercato unico, a indicare loro la strada da seguire. E così, se un anno fa l’ex presidente della Bce aveva detto «fate qualcosa», un anno dopo, com’era ragionevole attendersi, ha detto essenzialmente «sbrigatevi».

Il problema è che non tutti sembrano avere gran voglia di affrettarsi, o perlomeno non sulla strada di un’Unione più stretta (sia nel senso di più strettamente integrata, sia nel senso di più ristretta, composta almeno nel suo nucleo più avanzato da chi ci sta). La Francia di Emmanuel Macron, sia pure con tutte le sue ambiguità e contraddizioni, vedi il no al Mercosur, spinge per passi avanti concreti, a cominciare dal debito comune (gli eurobond di cui si parla da quando andavo ancora a scuola), ma il cancelliere Friedrich Merz sembra intenzionato a confermare la storica opposizione della Germania a questa scelta, indispensabile per potersi almeno avvicinare alla dimensione delle risorse necessarie per la svolta invocata da Draghi, e imposta dalla realtà del nuovo scenario internazionale. Proprio oggi che le minacce trumpiane, l’imperialismo russo e l’aggressiva concorrenza cinese sembrerebbero avere convinto anche i più refrattari paesi nordeuropei della necessità di uscire dai rigidi vincoli del passato, che tante difficoltà hanno creato ai paesi mediterranei ad alto debito com’è il nostro, ecco che la Germania trova giusto nell’Italia un alleato disposto a farle da sponda, come conferma anche il modo in cui Giorgia Meloni ha liquidato la questione degli eurobond, storica rivendicazione del nostro paese, come «divisiva».

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Redazione Redazione Eventi e News