A Gaza riapre il valico di Rafah, Kallas: “Passo concreto per la pace”. Ma Israele non ferma i bombardamenti

Febbraio 2, 2026 - 22:00
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A Gaza riapre il valico di Rafah, Kallas: “Passo concreto per la pace”. Ma Israele non ferma i bombardamenti

Bruxelles – Da questa mattina, Israele ha permesso la riapertura parziale del valico di Rafah, tra Gaza e l’Egitto. Un passo previsto dal piano di pace concordato a ottobre 2025, e atteso da migliaia di feriti palestinesi bisognosi di essere evacuati. Entro il 28 febbraio, dovrà lasciare la Striscia anche Medici Senza Frontiere, a causa delle pesanti restrizioni all’azione delle ONG imposte da Tel Aviv. Nel frattempo, l’esercito israeliano continua a bombardare: nel weekend almeno 30 persone sono state uccise a Khan Younis e a Gaza City.

A Bruxelles, c’è chi vuole vedere il bicchiere mezzo pieno. L’Alta rappresentante UE per gli Affari esteri, Kaja Kallas, ha affermato che “l’apertura del valico di Rafah segna un passo concreto e positivo nel piano di pace”, sottolineando che “la missione civile dell’UE è sul campo per monitorare le operazioni di attraversamento” e omettendo qualsiasi riferimento ai raid israeliani poco più a nord. Il bicchiere mezzo vuoto lo evidenzia Hadja Lahbib, commissaria per la Gestione delle crisi: “Condanniamo le ripetute violazioni del cessate il fuoco a Gaza, dove centinaia di palestinesi sono stati uccisi e feriti dagli attacchi israeliani durante il fine settimana”.

Per ora, il varco alla frontiera tra Gaza e l’Egitto rimarrà operativo con il contagocce. Sei ore al giorno, e con un tetto massimo di 150 persone in uscita e 50 in entrata. Secondo il ministero della sanità di Gaza, sarebbero 20 mila i pazienti con bisogno di cure urgenti. Chi riceve assistenza nella Striscia invece, da fine febbraio dovrà fare a meno anche di Medici Senza Frontiere: in una nota, le autorità israeliane hanno annunciato che “stanno procedendo a terminare le attività” dell’ONG attiva sul territorio dal 1989, a causa del “mancato invio da parte di MSF degli elenchi dei dipendenti locali, un requisito applicabile a tutte le organizzazioni umanitarie presenti nella regione”.

Per MSF, Tel Aviv sta “costringendo le organizzazioni umanitarie a una scelta impossibile tra esporre il personale a rischi o interrompere le cure mediche essenziali per persone in disperato bisogno”. Un “pretesto per ostacolare l’assistenza umanitaria”. Con il nuovo anno, Israele ha vietato di operare nella Striscia a 37 organizzazioni umanitarie. Come se non bastasse, già da qualche settimana Israele avrebbe spostato unilateralmente la linea gialla concordata nel piano di pace, che permette allo Stato ebraico di mantenere il controllo del 58 per cento della Striscia di Gaza.

Questa mattina, oltre 400 ex alti diplomatici e funzionari europei hanno esortato l’Unione europea ad aumentare la pressione su Israele perché metta fine alle “continue violazioni del diritto internazionale” a Gaza e in Cisgiordania. Le vittime delle operazioni ‘mirate’ israeliane, dall’inizio del cessate il fuoco, sono più di 500. Secondo l’UNICEF, più di 100 erano bambini. Sugli aiuti umanitari sono ancora in vigore pesanti restrizioni. Le violenze e i progetti per nuovi insediamenti israeliani di Cisgiordania proseguono. I firmatari chiedono un “dialogo a tempo determinato con Israele” sull’applicazione dell’accordo di associazione UE-Israele, che include un impegno in materia di diritti umani.

A settembre, la Commissione europea aveva proposto di sospendere alcune preferenze commerciali con Tel Aviv e di sanzionare due dei ministri più estremisti del governo presieduto da Benjamin Netanyahu, ma la proposta è finita immediatamente nel dimenticatoio. Difficilmente i Paesi membri avrebbero trovato un accordo per approvare le misure, e il piano di pace annunciato in ottobre da Donald Trump è venuto loro in soccorso.

Oggi, il portavoce dell’esecutivo UE per gli Affari esteri, Anouar El Anouni, ha affermato che “l’UE respinge qualsiasi tentativo di modificare la composizione demografica o territoriale della Striscia di Gaza” e che “il processo di registrazione richiesto da Israele alle ONG costituisce un ostacolo significativo alla fornitura di aiuti umanitari a Gaza“. El Anouni ha aggiunto che la Commissione europea si è “confrontata attivamente” con il governo israeliano sul tema. Con pochi risultati, a giudicare dal divieto imposto a Medici Senza Frontiere. Per tutti, è cominciata la fase 2 del piano di pace, quella che getterà le basi dell’amministrazione di Gaza del futuro. Ma c’è da chiedersi se Israele abbia mai attuato la fase 1.

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Redazione Eventi e News Redazione Eventi e News in Italia