Approvata la nuova legge Ue sul clima: -90% emissioni al 2040, ma in Italia stanno crescendo

Febbraio 11, 2026 - 18:00
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Approvata la nuova legge Ue sul clima: -90% emissioni al 2040, ma in Italia stanno crescendo

Con 413 voti favorevoli, 226 contrari e 12 astensioni, l’Europarlamento ha approvato ieri in via definitiva l’aggiornamento della legge Ue sul clima, che introduce un obiettivo intermedio (e vincolante) al 2040: un taglio pari almeno al 90% delle emissioni di gas serra rispetto al 1990, che si affianca al -55% necessario al 2030 e all’orizzonte della neutralità climatica previsto per il 2050.

Non ci sono sorprese rispetto a quanto già delineato sul finire dello scorso anno, compresi i cosiddetti “margini di flessibilità” – fino al 5% della riduzione emissiva al 2040 potrà essere contabilizzato attraverso l’uso di crediti di carbonio internazionali, riducendo così di fatto lo sforzo interno all’Ue a -85% – e lo slittamento al 2028 per il nuovo mercato della CO2 (Ets2, che riguarderà sia il settore dei trasporti su strada sia la climatizzazione degli edifici).

Resta però un forte margine d’incertezza: la Commissione Ue valuterà i progressi verso l’obiettivo 2040 ogni due anni, alla luce dei dati scientifici più aggiornati, degli sviluppi tecnologici, della competitività industriale, dei prezzi dell’energia e del trend emissivo, riservandosi la possibilità di nuovi cambi rotta.

Si tratta di un equilibrismo politico che rispecchia le maggioranze variabili, sempre più con slittamento verso l’estrema destra, a sostegno della Commissione von der Leyen; il partito popolare (Ppe) di cui fa parte la stessa presidente si è diviso col voto, con diversi esponenti di una decina di Paesi che hanno votato contro, mentre in Italia i soli voti contrari sono stati quelli della Lega salviniana e di Vannacci.

voti 2040 clima

Il clima politico a sostegno del Green deal resta dunque frammentato, ma a preoccupare è soprattutto il fatto che ancora siamo molto lontani rispetto al raggiungimento dei target più vicini, quelli al 2030, mentre i costi della crisi climatica continuano a crescere.

Come snocciolano dal think tank climatico Ecco, l’Agenzia europea dell’ambiente (Eea) stima che, da 1980 al 2024, in Italia si siano registrati danni da eventi meteo estremi per 145 miliardi di euro (di cui 18 nel 2022 e 16 nel 2023, dunque in forte crescita rispetto alla media storica). Un recente studio dell’Università tedesca di Mannheim prevede che già nel 2029 il valore dei danni causati da eventi climatici estremi in Italia (inondazioni, siccità, ondate di calore) potrà raggiungere i 34,2 miliardi di euro, mentre l’Ufficio parlamentare di bilancio (Upb) prevede che, in assenza di un cambio di rotta in materia di politiche di mitigazione e adattamento, nel 2050 gli impatti degli eventi climatici estremi raggiungeranno un valore annuo pari al 5% del Pil nazionale, superando quindi i 100 miliardi di euro all’anno.

Eppure in Italia i dati emissivi mostrano un leggero aumento – circa 1% – delle emissioni del 2025, rispetto al 2024, trainate dal maggior uso di gas nella produzione elettrica (+2,5%) e nel riscaldamento (+0,9%), affiancandosi così alle croniche difficoltà del comparto trasporti stradali. Anche allargando il quadro d’osservazione, nel periodo 1990-2023 le emissioni climalteranti italiane sono diminuite del 26,4% mentre in Ue sono calate del 37% (e il Pil è cresciuto del 68%). 

Secondo gli obiettivi italiani presenti nel Piano nazionale energia e clima (Pniec) servirebbe una riduzione delle emissioni del 22% tra il 2025 al 2030, equivalente ad una riduzione emissiva annua di oltre 17 MtCO2eq/anno, a fronte di riduzioni medie annue degli anni precedenti di circa 9MtCO2/anno.

La strada per farlo passa inevitabilmente da una più rapida installazione di impianti rinnovabili: secondo Ispra il ritmo di crescita «dovrebbe essere circa quattro volte superiore rispetto a quello registrato in passato», mentre di fatto nell’ultimo anno è rallentata sia la crescita delle installazioni (-3,9%) sia la produzione di elettricità pulita (-2,3%), a causa di un micidiale mix tra disinformazione e ostacoli normativi che non accennano ancora a diminuire.

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Redazione Eventi e News Redazione Eventi e News in Italia