Branco di lupi nel Parco della Maremma, è zoppo il maschio dominante nel centro-nord

«Essere riusciti a marcare il capobranco è molto importante, perché ci permette di monitorare in modo significativo gli spostamenti dell’intero gruppo e quindi individuare, ad esempio, le zone scelte per il riposo o le aree di predazione». Simone Rusci, presidente del Parco regionale della Maremma, spiega così i motivi che hanno portato a individuare e mappare il maschio dominante del branco di lupi che vive oggi nel centro-nord dell’area protetta.
L’animale è stato catturato prima dell’alba e, nel pieno rispetto del benessere animale, dei protocolli normativi e scientifici e con il supporto di personale medico veterinario specializzato, è stato dotato di un radiocollare satellitare. Si tratta di un lupo adulto, il maschio riproduttore, facilmente riconoscibile e monitorato da tempo dagli studiosi, grazie alle numerose fototrappole presenti sul territorio, tanto che è nota la sua zoppia, dovuta presumibilmente a una vecchia frattura.
«Una condizione – prosegue Rusci – che non limita i suoi spostamenti e la capacità di condurre il branco da oltre un paio di anni. L’inserimento di questo esemplare nel progetto di studio attraverso la telemetria è un evento eccezionale che permetterà ai ricercatori del team coordinato dal professor Francesco Ferretti di monitorare abitudini e spostamenti del branco e raccogliere, se tutto procede secondo le aspettative, una mole di dati utili anche per comprendere le interazioni con le altre specie».
Le attività sono svolte nell’ambito della collaborazione scientifica di lungo corso tra Parco della Maremma e Università degli Studi di Siena, che cofinanziano lo studio. Nello specifico, questa operazione è stata resa possibile anche grazie al prezioso supporto del progetto Pnrr “National Biodiversity Future Center”, attraverso il suo Spoke 3.
«Il valore di questo progetto – argomenta Rusci – sta nel fatto che ci permette non solo di stabilire i luoghi frequentati dagli esemplari di lupo presenti, perché questi sono noti anche attraverso il sistema delle fototrappole, ma ci consente di documentare le interazioni, le abitudini di caccia, ci fornisce preziose informazioni sulla dieta e sulle relazioni con le altre specie. La definizione delle aree utilizzate da questi animali non ha una valenza solo scientifica ma, nel tempo, potrà consentire di raccogliere informazioni molto utili anche nella gestione dei rapporti con le attività antropiche. La telemetria su questa specie è poi particolarmente rilevante, perché i lupi, rispetto ad altri animali che possono essere monitorati con lo stesso metodo, hanno abitudini molto variabili e adattabili e quindi possiamo apprendere anche le modifiche ai comportamenti dovute a fattori esterni, come le attività umane e le abitudini di altre popolazioni di animali».
La ricerca proseguirà, quindi, nei prossimi mesi con la raccolta e l’analisi dei dati e la valutazione, da parte del Parco e dei ricercatori, oltre che del suo Comitato tecnico scientifico e dei ricercatori, degli esiti del monitoraggio.
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