C’è una crisi invisibile sotto ai nostri piedi: a rischio il 90% del suolo del pianeta entro il 2050

Febbraio 7, 2026 - 22:00
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C’è una crisi invisibile sotto ai nostri piedi: a rischio il 90% del suolo del pianeta entro il 2050

«La crisi del suolo è spesso meno visibile rispetto ad altre emergenze ambientali, ma ha conseguenze dirette e profonde sulla sicurezza alimentare, sul clima e sugli ecosistemi». Parola di Samuele Risoli, ricercatore all’Università di Pisa e primo autore dell’articolo scientifico SoilTech innovations for sustainable soil and food security, appena pubblicato su Nature Reviews Bioengineering per fare il punto sui rischi che una risorsa non rinnovabile – e fondamentale per la produzione di cibo – come il suolo sta correndo: fino al 90% dei terreni del pianeta potrebbe risultare degradato entro il 2050 a causa di pratiche agricole intensive, sfruttamento eccessivo e pressioni ambientali.

«Mettere a sistema le conoscenze scientifiche sulle tecnologie per la tutela del suolo significa fornire strumenti concreti per affrontare una delle grandi sfide globali dei prossimi decenni. Non esiste però una soluzione unica, ma un insieme di approcci integrati. Le SoilTech dimostrano come sia possibile combinare innovazione tecnologica, biologia e gestione sostenibile per proteggere, migliorare e ripristinare i suoli», spiega Risoli.

Lo studio passa infatti in rassegna le soluzioni tecnologiche più avanzate per affrontare questa sfida globale, individuando tre grandi ambiti di intervento: la conservazione dei suoli ancora sani, il miglioramento della loro produttività e il recupero dei terreni degradati. Al centro dell’analisi ci sono le cosiddette SoilTech, un insieme di tecnologie che integrano bioingegneria, strumenti digitali, agricoltura di precisione e approcci biologici basati sul microbioma del suolo.

Dall’uso di fertilizzanti organici e bio-based ai sistemi di monitoraggio che combinano dati ambientali, sensori e intelligenza artificiale, fino alle tecniche di biorisanamento che impiegano microrganismi e piante per ridurre la contaminazione dei terreni, la rassegna mostra come innovazione e sostenibilità possano procedere insieme. L’obiettivo, in tutti i casi, è quello di mantenere produttive le superfici agricole senza comprometterne la salute nel lungo periodo, contribuendo così alla sicurezza alimentare in un contesto segnato da cambiamenti climatici e instabilità geopolitiche.

Cambiamenti climatici che possono essere mitigati sostituendo la produzione di energia da combustibili fossili con quella da fonti rinnovabili, che però una certa retorica continua a contrapporre all’agricoltura di qualità. In realtà, il Snpa informa che il fotovoltaico a terra occupa oggi circa 18.837 ettari, ovvero lo 0,88% del suolo consumato in Italia; a confronto, la superficie agricola utilizzata (Sau) in Italia è di circa 12,5 milioni di ettari; dunque anche addebitando tutti gli 18.837 ettari coperti da fotovoltaico a terreni agricoli (tra 2023 e 2024 dei +1.702 ettari di fotovoltaico, l’80% è su superfici precedentemente utilizzate ai fini agricoli) il dato si fermerebbe allo 0,15% della Sau. Non che manchi lo spazio per installare pannelli sui tetti degli edifici, dove «ci sarebbe posto per una potenza fotovoltaica compresa fra 79 e 104 GW, un quantitativo sufficiente a coprire l’aumento di energia rinnovabile complessiva previsto dal Pniec al 2030». Occorre però considerare che i grandi impianti fotovoltaici a terra (utility scale) sono in grado di produrre elettricità tre volte più economicamente di quelli sui tetti, e che se oggi non è agevole né rapido trovare spazi disponibili a terra, è ancora più complicato accelerare le installazioni parcellizzandole sulle tante piccole proprietà per gli edifici. Il tempo a disposizione non è una variabile indifferente per affrontare la crisi climatica, oggi la principale minaccia per paesaggio e biodiversità, e neanche il caro-bollette; fare spazio al fotovoltaico (anche) a terra significa garantire fonti di reddito alternative agli agricoltori che scelgono di mettere a disposizione i propri terreni, accelerare la transizione ecologica e anche migliorare la salute della biodiversità.

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Redazione Eventi e News Redazione Eventi e News in Italia