Gli acquisti pubblici Ue valgono 2,4 trilioni di euro l’anno, ma sono ancora poco circolari

Febbraio 14, 2026 - 08:00
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Gli acquisti pubblici Ue valgono 2,4 trilioni di euro l’anno, ma sono ancora poco circolari

L’industria – europea e italiana – attiva lungo la filiera del riciclo sta vivendo una fase di crisi, soprattutto per quanto riguarda le plastiche, dove l’Ue che ha già perso capacità di riciclo per 1 milione di tonnellate: impianti fermi pari all’intera capacità di riciclo della Francia, e dunque a rischio fallimento. Il comparto si trova infatti ad affrontare crescenti pressioni: mercati frammentati per i materiali riciclati, elevati costi energetici, prezzi volatili dei materiali vergini e concorrenza sleale da parte di paesi terzi.

Le imprese italiane chiedono l’introduzione di una quota minima di materiali riciclati nei prodotti per sostenere la domanda, ma c’è un canale privilegiato dove la Pubblica amministrazione potrebbe agire direttamente e con grande efficacia: quello degli acquisti pubblici.

«Rappresentando circa il 14% del Pil dell'UE, ovvero oltre 2,4 trilioni di euro all'anno, gli appalti pubblici hanno un potenziale significativo per influenzare la domanda di mercato, modificare i modelli di produzione e accelerare l'adozione di materiali riciclati e prodotti circolari, contribuendo così al raggiungimento degli obiettivi climatici e di circolarità dell'Ue», spiegano dall’associazione di categoria Recycling Europe.

Ma nonostante questo potenziale la Direttiva sugli appalti pubblici del 2014 «fornisce solo linee guida volontarie per la considerazione dei criteri ambientali nelle decisioni in materia di appalti. Ciò significa che le autorità pubbliche possono, ma non sono obbligate a, integrare i criteri di sostenibilità. Di conseguenza, le considerazioni ambientali continuano a essere applicate in modo incoerente nei diversi Stati membri, non riuscendo a generare cambiamenti significativi su larga scala». E anche quando i criteri sono formalmente obbligatori, generalmente non prevedono sanzioni per gli inadempienti e dunque restano lettera morta.

In Italia, ad esempio, nel 2024 su complessivi 283 miliardi di euro acquisti pubblici italiani sono solo 93 miliardi a rispondere a criteri ambientali. «Non basta riciclare i rifiuti, occorre che i materiali che si ricavano col riciclo siano venduti a prezzi remunerativi per le attività industriali di riciclo – osserva nel merito Edo Ronchi, alla guida della Fondazione per lo sviluppo sostenibile e già ministro dell’Ambiente – Sarebbe importante anche assicurare quote obbligatorie di impiego di materiali riciclati nei prodotti: alcune norme in questa direzione sono già vigenti. Vanno applicate, estese e accompagnate da incentivi e sanzioni».

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Redazione Eventi e News Redazione Eventi e News in Italia