La debolezza politica europea rende possibile un attacco di Mosca alla Nato

Un anno fa Carlo Masala, rinomato politologo tedesco, ha pubblicato il libro “Wenn Russland gewinnt” (trad. it. “Se la Russia attacca l’Occidente”, Rizzoli, 2025). Purtroppo il libro, che vuole essere un monito, è oggi più attuale che mai. In Germania ha raggiunto il primo posto nella classifica dei libri più venduti.
Masala non delinea una visione apocalittica di una terza guerra mondiale, né uno scenario di un attacco russo su larga scala all’Europa. A suo avviso, se la Russia è in grado di mantenere il territorio che occupa attualmente, ecco, questa sarebbe la vittoria russa nella guerra in Ucraina. Nel suo scenario ha ipotizzato che una pace di fatto imposta consentirebbe alla Russia di mantenere il 20 per cento dell’Ucraina. L’Occidente si illude che l’annessione non sarebbe riconosciuta dal diritto internazionale, mentre in Russia si stapperanno bottiglie di champagne e si festeggerà la vittoria: questo è lo scenario.
Ma finisce qui? Molti in Occidente oggi si consolano pensando che una Russia indebolita dopo la guerra in Ucraina difficilmente sarebbe disposta o in grado di cercare la prossima avventura e attaccare la NATO. Lo scenario di Masala è diverso: pochi anni dopo la fine della guerra in Ucraina, la Russia attaccherà la piccola città di Narva, in Estonia, con il pretesto di proteggere i russi che vi vivono.
L’attacco sarà volutamente mantenuto così «circoscritto» che, da un lato, il territorio della NATO verrà violato, mentre, dall’altro, i politici e l’opinione pubblica negli Stati Uniti e nell’Europa occidentale si chiederanno se si voglia davvero rischiare una guerra mondiale per una piccola città di 57.000 abitanti.
Stando allo scenario di Masala, solo gli europei dell’Est riconosceranno il rischio reale che comporta una risposta inefficace da parte della NATO. Ma gli Stati Uniti e l’Europa occidentale faranno marcia indietro. Nonostante tutte le assicurazioni verbali, dopo la fine della guerra in Ucraina gli europei occidentali non saranno riusciti ad attuare il necessario rafforzamento delle capacità militari. «In nessun luogo è possibile comunicare alla popolazione che occorre spendere ancora di più per la difesa e che quindi è necessario risparmiare sulla spesa sociale, sulle pensioni o sull’assistenza. Solo nei Paesi dell’Europa centrale e orientale e negli Stati baltici la percezione della minaccia rimane costantemente alta».
Masala critica la politica di appeasement occidentale, che ha già avuto – e continua ad avere – conseguenze così fatali nella guerra in Ucraina. Lo strumento più efficace dei russi è quello di alimentare ripetutamente la paura dell’uso delle armi nucleari. «Ogni fornitura di aiuti militari all’Ucraina è stata effettuata sotto lo scenario della paura di una possibile escalation nucleare, è sempre arrivata troppo tardi rispetto alla situazione militare ed è sempre stata troppo esigua per mettere il Paese in grado di difendersi con successo dalla Russia. La lezione che la Russia trae da queste esperienze è che le minacce nucleari funzionano per dissuadere la parte avversaria dall’adottare determinate misure».
Altrimenti, il successo della Russia non può essere spiegato, perché economicamente il Paese è molto, molto più debole dell’Europa e anche le sue capacità militari sono – come dimostra la guerra in Ucraina – molto più deboli di quanto si pensasse prima dell’inizio del conflitto.
Ma la Russia conta sulla debolezza dell’Occidente: ha i suoi apologeti e alleati tra i politici dell’estrema destra e dell’estrema sinistra, che minimizzano deliberatamente il pericolo e fanno abilmente appello alle paure della gente con slogan pseudo-pacifisti. La forza della Russia risiede nella paura e nella debolezza dell’Occidente: questa valutazione di Masala è purtroppo di grande attualità.
Nel suo scenario, Masala fa dire al presidente francese del Rassemblement National: «Si è visto come i Paesi guerrafondai non solo abbiano quasi rovinato le proprie economie, ma abbiano anche inutilmente prolungato questa guerra – il cui esito finale avrebbe potuto essere raggiunto già un anno e mezzo prima – privando così migliaia, se non centinaia di migliaia, di ucraini della possibilità di essere ancora vivi oggi». Questo cinismo ricorda qualcuno che non soccorre una persona che sta annegando, incita attivamente qualcuno ad aiutarla e poi, dopo che è annegata, dice trionfante e con aria di superiorità: «Visto, l’avevo detto fin dall’inizio, sarebbe annegata».
Lo scenario di Masala è spaventosamente realistico, proprio perché non è uno scenario apocalittico, ma si limita a considerare ciò che abbiamo potuto osservare dall’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina dodici anni fa.
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