La Lega di Salvini, il taxi del generale e il tassametro perso di vista

Febbraio 4, 2026 - 14:00
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La Lega di Salvini, il taxi del generale e il tassametro perso di vista

«Non li sentite questi signori? Tanto Vannacci se ne va, Vannacci prende il taxi, Vannacci usa la Lega come se fosse un pulmino. No signori, sono qua, io ancora ci credo nella parola data e nell’onore», diceva Roberto Vannacci dal palco di Pontida, in un video che giusto ieri Matteo Salvini ha ripostato sui suoi canali social, come il fidanzato tradito che mostra agli amici le lettere d’amore e i giuramenti di eterna fedeltà della donna che l’ha appena piantato.

Si dice «deluso e amareggiato» per l’addio del generale, ma anche convinto che «gli uomini passano, le idee restano», il segretario della Lega, un tempo Lega per l’indipendenza della Padania, poi Lega nazionale, passata da «prima il Nord» e «Padania is not Italy» a «prima gli italiani» e «viva il tricolore», dal giustizialismo dei tempi di Mani pulite al garantismo dei tempi di Silvio Berlusconi, dall’idea di uscire dall’euro a quella di restarci, dalla battaglia contro la Tav a quella in favore della Tav, dalla battaglia contro il ponte sullo Stretto di Messina a quella in favore del ponte sullo Stretto di Messina, dal Dio Po al cuore immacolato di Maria.

La verità è che è la Lega di Salvini ad avere usato Vannacci e il vannaccismo come un taxi – uno dei tanti – quando temeva il tracollo alle elezioni europee. Ma avrebbe fatto meglio a tenere d’occhio il tassametro.

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Redazione Redazione Eventi e News