Clima, ecco quanta parte del riscaldamento globale può essere davvero attribuita all’attività umana

Febbraio 4, 2026 - 01:00
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Clima, ecco quanta parte del riscaldamento globale può essere davvero attribuita all’attività umana

Il paper scientifico più citato nell’ultimo anno in fatto di crisi climatica da testate giornalistiche, social e media online, in base alla consueta classifica stilata da CarbonBrief, è frutto della collaborazione internazionale tra numerosi autori e istituzioni, tra cui anche l’italiano Centro euro-mediterraneo sui cambiamenti climatici (Cmcc).

S’intitola Indicators of Global Climate Change 2024: annual update of key indicators of the state of the climate system and human influence, e documenta, tra le altre cose, quanto impatta davvero l’attività umana sulla crisi climatica in corso.

Il report racconta infatti di un 2024 in cui l’aumento osservato della temperatura superficiale globale è di 1,52 °C, di cui 1,36 °C attribuibili all’attività umana in conseguenza di emissioni globali di gas serra che sono ancora ai massimi storici e stanno riducendo le probabilità di limitare il riscaldamento globale a 1,5°C. Numeri che ben sottolineano l’urgenza di arrivare ad una società a zero emissioni di gas climalteranti.

«Dieci indicatori di cambiamento globale, dalle emissioni di gas serra alle temperature medie della superfice della terra, inclusa l’attribuzione ad attività umane, raccontano e quantificano il cambiamento climatico e le sue conseguenze, come l’aumento del riscaldamento degli oceani, il tasso di rialzamento del livello del mare e l’intensificazione degli eventi meteorologici estremi in tutto il mondo», spiega Anna Pirani, che guida il programma di ricerca del Cmcc sugli effetti socio-economici dei cambiamenti climatici.

Secondo Pirani, il primato di questo paper nell’attenzione dei media come un segnale molto positivo: per chi fa ricerca, infatti, è importante sapere che nel mondo del giornalismo e dell’informazione c’è interesse per una pubblicazione che è fondata sul rigore scientifico riportato nei lavori dell’Ipcc.

«Sin da quando questa ricerca è nata nel 2023 – conclude Pirani – l’interesse dei media è cresciuto, testimoniando il crescente bisogno di informazioni affidabili, solide dal punto di vista scientifico e tempestive che siano a disposizione di cittadini e decisori per conoscere e comprendere quello che sta accadendo e mettere in piedi strategie e azioni fondate sulla conoscenza scientifica più avanzata».

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Redazione Eventi e News Redazione Eventi e News in Italia