Data center, infrastrutture strategiche che ridisegnano uso dell’energia e territori
I data center si affermano come infrastrutture strategiche del digitale e dell’energia. Tra crescita dei carichi, vincoli territoriali e consumi, l’efficienza energetica – a partire dal raffreddamento e dalla misura precisa dei consumi – diventa una leva decisiva per lo sviluppo futuro del settore
La corsa globale ai data center sta assumendo i tratti di una vera trasformazione industriale. Secondo uno studio di scenario elaborato da Arthur D. Little, il settore ha superato nel 2024 i 400 TWh di consumo elettrico a livello mondiale e si avvia verso quota 1.000 TWh entro il 2030.
Campus digitali con potenze prossime o superiori al gigawatt e investimenti annuali delle Big Tech nell’ordine delle centinaia di miliardi di dollari collocano queste infrastrutture tra i nuovi grandi consumatori stabili di energia, attivi 24 ore su 24.
Questa dinamica riporta la dimensione energetica al centro dello sviluppo digitale. I data center non rappresentano più un carico marginale, ma una nuova forma di industria energivora che impone pianificazione di rete, continuità di fornitura e integrazione tra elettricità e calore.
In questo quadro, il ruolo delle utility diventa strutturale, chiamato a sostenere la convergenza tra sistemi energetici e infrastrutture digitali.
Geografia del digitale e vincoli territoriali
La crescita dei data center sta ridisegnando la geografia industriale europea. I tradizionali hub Flap-D restano centrali per connettività e mercato, ma si confrontano con limiti sempre più stringenti legati alla disponibilità di suolo, ai vincoli urbanistici e alla congestione delle reti.
Questo sta spingendo operatori e investitori verso nuove destinazioni con maggiore margine infrastrutturale. Italia e Spagna emergono come mercati attrattivi.
Nel contesto italiano, le richieste di connessione sono cresciute rapidamente fino a circa 80 GW, concentrate soprattutto nel Nord-Ovest.
Tuttavia, come evidenziato dallo studio, solo una parte di questa pipeline è effettivamente realizzabile: il fenomeno del backlog fantasma rende necessario governare con attenzione la distanza tra domanda potenziale e carico reale sulla rete.
Accanto alla dimensione elettrica, i data center pongono questioni rilevanti legate allo spreco di risorse, dall’uso del suolo per grandi complessi edilizi al consumo di acqua per il raffreddamento.
Circa l’80% dei data center nel mondo utilizza ancora sistemi di raffreddamento ad aria, che rimangono lo standard per la gestione termica ambientale anche nelle architetture più evolute.
Il raffreddamento ad aria garantisce la stabilità dell’ambiente, mentre le soluzioni a liquido intervengono in modo mirato sui rack ad alta densità, soprattutto per i carichi di lavoro legati all’intelligenza artificiale.
Ne derivano configurazioni ibride che, se da un lato migliorano l’efficienza complessiva, dall’altro rendono ancora più critico il controllo preciso dei parametri ambientali.
In un data center da 10 MW, una deviazione di appena 0,5°C in un sensore di temperatura può tradursi in oltre 800.000 dollari di sprechi energetici legati al raffreddamento nell’arco di dieci anni.
Su scala globale, correggere sistematicamente questo mezzo grado negli impianti raffreddati ad aria potrebbe evitare sprechi per circa 805 milioni di dollari, pari a 8 miliardi in un decennio.
Il dato assume un rilievo ancora maggiore considerando che i data center consumano circa l’1,5% dell’energia globale e che la domanda è destinata almeno a raddoppiare entro il 2030.
In questo scenario, l’efficienza non è un elemento accessorio, ma una condizione abilitante per la sostenibilità economica e ambientale del settore.
La misura come leva tecnologica
È in questo contesto che si inseriscono soluzioni tecnologiche orientate alla precisione della misura. La piattaforma modulare Origo di Vaisala è progettata per migliorare il monitoraggio ambientale in edifici altamente critici, inclusi i data center.
Con una precisione di ±0,1°C sulla temperatura e ±1% sull’umidità relativa, la piattaforma consente di ridurre il raffreddamento eccessivo e di stabilizzare le condizioni operative nel tempo.
In strutture dove anche minime variazioni ambientali possono compromettere prestazioni e continuità operativa, la stabilità della misura diventa una leva diretta di riduzione dei consumi energetici e, indirettamente, dell’uso di acqua e risorse.
Lo sviluppo futuro dei data center non si gioca solo sul fronte tecnologico, ma sulla capacità di integrazione con il territorio. Il riutilizzo del calore residuo rappresenta un esempio concreto di come queste infrastrutture possano generare valore oltre il consumo elettrico.
Progetti italiani di recupero termico dimostrano che i data center possono trasformarsi da centri di assorbimento a nodi attivi dei sistemi energetici locali.
Parallelamente, l’emergere degli edge data center introduce una dimensione più distribuita, con impatti limitati sulle reti e maggiore resilienza territoriale. Anche in questi contesti, l’efficienza dei sistemi di raffreddamento e il controllo accurato dei parametri ambientali restano fattori chiave.
Un’infrastruttura che chiede precisione
Se i data center costituiscono la nuova infrastruttura fisica del digitale, la loro sostenibilità dipende da un equilibrio sottile tra potenza, territorio e risorse.
La crescita dei carichi rende inevitabile un ripensamento profondo della pianificazione energetica, ma anche un’attenzione crescente ai dettagli tecnologici che, come dimostra il mezzo grado, possono valere miliardi.
In un settore destinato a crescere e a concentrarsi, la precisione della misura e l’efficienza del raffreddamento non rappresentano solo un miglioramento incrementale, ma una delle condizioni strutturali per rendere compatibile lo sviluppo dei data center con gli obiettivi energetici e ambientali dei prossimi decenni.
Crediti immagine: Depositphotos
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