Dopo il decreto Transizione, quale ruolo delle Regioni per le aree idonee alle rinnovabili? Il caso Sardegna

Febbraio 14, 2026 - 08:00
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Dopo il decreto Transizione, quale ruolo delle Regioni per le aree idonee alle rinnovabili? Il caso Sardegna

L’approvazione con voto di fiducia – prima al Senato, poi alla Camera – del ddl 1718 per la conversione in legge del decreto n. 175/2025 su Transizione 5.0 e Aree idonee agli impianti rinnovabili dovrà ora declinarsi sui vari territori regionali, e la prima realtà a mettersi di traverso è ancora la Sardegna. Come anticipato su queste colonne, il consigliere regionale Roberto Li Gioi (M5S) ha infatti annunciato nei giorni scorsi che la Regione sta preparando il ricorso contro la legge nazionale «perché non vogliamo che la Sardegna diventi un colabrodo, specialmente nelle aree militari che occupano il 65% del totale nazionale». E questo dopo che con sentenza 184/2025 la Corte costituzionale ha smontato la legge sulle aree idonee agli impianti rinnovabili approvata dalla Regione Sardegna un anno fa, e poi impugnata dal Governo Meloni. 

È stata la stessa sentenza della Consulta peraltro a ricordare che le aree idonee non sono quelle in cui è possibile fare installazioni, ma quelle dove si possono fare più velocemente; al contempo identificare un’area come non idonea non equivale a porre un divieto assoluto alla realizzazione di impianti, bensì mette in evidenza una valutazione di incompatibilità ex ante compiuta dalle amministrazioni del territorio.

Nel frattempo, in base al rapporto Terna dedicato al 2025, la Sardegna emerge come regione peggiore d’Italia nell’installazione dei nuovi impianti rinnovabili previsti già dal pur timido decreto Aree idonee del 21 giugno 2024, con un gap 376 MW.

In questo contesto la coalizione Sardegna rinnovabile – composta dalle principali associazioni ambientaliste del Paese, ovvero Greenpeace, Legambiente, Wwf e Kyoto club – invita la Regione a non impugnare le nuove norme, in quanto questa mossa rischia di rivelarsi controproducente per la Sardegna stessa, soprattutto in una fase in cui la transizione energetica è sempre di più un fattore di sicurezza, competitività e resilienza climatica. Accellerare l'installazione di nuovi impianti rinnovabili porterebbe vantaggi non "solo" al clima ma in primis ai sardi: come documenta il recente studio elaborato da Politecnico di Milano, Università di Cagliari e Università di Padova, con una Sardegna 100% rinnovabile le bollette calano del 20%.

«La questione centrale – argomentano gli ambientalisti – non è se “fare o non fare” rinnovabili, ma definire con rapidità e certezza dove e come realizzarle: l’individuazione delle aree idonee e delle aree di accelerazione deve trovare un punto di equilibrio tra tutela e sviluppo, evitando soluzioni estreme che alimentano conflitti e contenziosi. Il nuovo impianto regolatorio, del resto, riconosce espressamente alla Regione un ruolo specifico: non quello di introdurre divieti generali e astratti, bensì – in modo più incisivo – quello di governare la pianificazione, valorizzando le aree già compromesse o infrastrutturate e orientando lo sviluppo verso siti maggiormente compatibili, entro un quadro di principi comuni definiti su base nazionale ed europea.

In particolare, l’art. 11-bis del d.lgs. 190/2024 individua una base di aree considerate idonee (tra cui, a titolo esemplificativo, siti oggetto di bonifica, cave e miniere dismesse, discariche chiuse, aree e infrastrutture già antropizzate) e, al contempo, affida alle Regioni il compito di individuare con propria legge ulteriori aree idonee nel rispetto di criteri condivisi. Tra questi, assumono rilievo la priorità alle superfici impermeabilizzate e alle aree industriali, la protezione delle aree naturali e dei beni culturali, nonché la promozione dell’autoconsumo e delle comunità energetiche».

Secondo gli ambientalisti è su questo terreno che la Sardegna può e deve esercitare la propria autonomia in modo efficace: valorizzare le aree più adatte, riducendo impatti e conflitti, accelerando i progetti realmente compatibili e massimizzando i benefici per territori, famiglie e imprese. In altre parole, l’equilibrio non si costruisce con la paralisi o con una contrapposizione rigida tra livelli di governo, ma con una pianificazione chiara e responsabile, capace di trasformare la transizione energetica in una politica di tutela attiva e di sviluppo sostenibile.

«È proprio nella definizione di queste aree, e di quelle di accelerazione – chiosa Sardegna rinnovabile – che si gioca la capacità di coniugare velocità autorizzativa e qualità delle scelte localizzative. Per questo, più che alimentare un nuovo ciclo di conflitti, è necessario che la Regione eserciti fino in fondo il proprio ruolo di governo del territorio e di guida della transizione attraverso un percorso di pianificazione che, nel quadro dei principi europei e nazionali, valorizzi le aree realmente vocate allo sviluppo delle rinnovabili».

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Redazione Eventi e News Redazione Eventi e News in Italia