Lo scandalo che ha travolto l’unità anticorruzione della polizia spagnola

C’è del marcio nella Polizia spagnola. O meglio – anzi peggio – nell’Unidad de Delincuencia Económica y Fiscal (Udef), l’unità d’élite della Policía Nacional che funge da cane da guardia dei mercati, con il compito di colpire il crimine finanziario, la corruzione e il riciclaggio. L’Udef si occupa di monitorare transazioni sospette, grandi operazioni immobiliari e flussi bancari, garantendo che dietro ogni investimento non si nascondano attività illecite. È l’organo che ha smantellato alcuni dei più grandi scandali di corruzione della storia recente spagnola, arrivando a scuotere le fondamenta dei governi nazionali. Perché quest’unità non si limita alla repressione: analizza l’andamento del mercato per individuare anomalie sistemiche, dalle truffe piramidali alle grandi evasioni fiscali che sottraggono risorse allo Stato. In Italia, per svolgere un lavoro analogo, sarebbe necessario un coordinamento unico tra Guardia di Finanza (reati fiscali), Dia (patrimoni mafiosi) e Carabinieri o Polizia (corruzione pubblica). Nel novembre 2024 è stato arrestato il capo di questo corpo d’élite, Óscar Sánchez Gil, ma solo in questi giorni sono emerse nuove informazioni sulle motivazioni del fermo giudiziario.
Sánchez Gil non era un funzionario qualunque, ma l’ispettore capo della sezione “Blanqueo” (Riciclaggio) di Madrid: l’uomo che aveva le chiavi per decidere quali flussi di denaro controllare e quali ignorare. Ma il “controllore supremo” è stato arrestato con oltre venti milioni di euro murati nelle pareti di casa, accusato di aver facilitato negli anni l’ingresso nel Paese di almeno 58.499 chilogrammi di cocaina per un valore stimato intorno ai 2,5 miliardi di euro, nascosti in trentasette container marittimi, fornendo ai criminali informazioni riservate, copertura operativa e protezione dai controlli doganali. Inoltre, le autorità spagnole ritengono che, «per integrare i fondi provenienti dal traffico di cocaina su larga scala», sia stata creata «una complessa struttura imprenditoriale in Spagna, nella quale inizialmente si vedono aziende senza una vera attività economica».
Colui che avrebbe dovuto proteggere l’integrità dei mercati è diventato – secondo l’inchiesta della Unidad de Asuntos Internos – un alleato strategico dei narcos, trasformando il baluardo della legalità economica in uno scudo per il crimine organizzato.
Le accuse si fondano sull’analisi del suo telefono cellulare nel quale erano annotate rotte, container, date, quantità di droga e flussi di denaro, con aggiornamenti risalenti a poche settimane prima dell’arresto. La gravità del caso non risiede solo nel volume dello stupefacente e nel valore economico, ma nel ruolo ricoperto da Sánchez Gil: grazie alla sua posizione aveva accesso a informazioni su indagini in corso, controlli e cooperazioni internazionali, e secondo l’accusa avrebbe sfruttato questi dati per sapere quali container sarebbero stati ispezionati e quali no, garantendo ai narcotrafficanti un livello di sicurezza irraggiungibile dall’esterno, nonostante già possano contare su piattaforme di messaggistica criptate, sottomarini, droni aerei, localizzatori gps, intelligenza artificiale per analizzare pattern di pattugliamento.
Le indagini hanno inoltre ricostruito il passaggio di ingenti quantitativi di cocaina attraverso il porto di Algeciras, reso possibile dalla vendita sistematica di informazioni sui controlli. Lo scandalo si è ulteriormente ampliato con l’arresto di Francisco de Borbón von Hardenberg, lontano parente del re emerito Juan Carlos I e noto imprenditore con attività in ambito finanziario, arrestato per il presunto ruolo in operazioni di riciclaggio collegate al narcotraffico della rete criminale e successivamente liberato su cauzione. La sua posizione ha sollevato preoccupazioni per l’eventuale coinvolgimento di élite e reti influenti nel facilitare o nascondere movimenti di denaro derivanti dal narcotraffico. Tanto denaro: un chilo di cocaina pagato tra 1.800/ 3.000 euro in Colombia (escluse la spese di trasporto per ogni chilo dall’Amazzonia) arriva a costare tra i ventimila e i venticinquemila euro in Galizia, o tra i trentacinquemila e i cinquantamila euro a Madrid e poi venduto tra i novanta e i cento euro al grammo per le strade di qualsiasi città europea (ovviamente quel grammo non sarà puro al cento per cento: fino al ventitré o ventiquattro per cento di coca non tagliata garantisce l’effetto stupefacente).
Nel corso della sua storia la’Udef è stata la protagonista dei più grandi terremoti giudiziari della Spagna moderna, agendo come il braccio operativo della magistratura contro il potere corrotto. Ha guidato il celebre Caso Gürtel, una gigantesca rete di tangenti e finanziamenti illeciti che ha portato alla condanna di decine di dirigenti e, infine, alla storica caduta del governo di Mariano Rajoy nel 2018. Precedentemente aveva coordinato l’Operazione Malaya, uno scandalo senza precedenti che portò allo scioglimento dell’intero comune di Marbella, trasformato in una vera centrale del malaffare edilizio (e dove operano almeno centotredici gruppi criminali appartenenti a cinquantanove nazionalità diverse che formano quella che alcuni giornalisti definiscono la «Onu globale del crimine organizzato»). L’unità ha inoltre smantellato il Caso Ere in Andalusia, una frode colossale sui fondi pubblici destinati ai disoccupati, e ha indagato per anni sulla fortuna nascosta della famiglia Pujol nei paradisi fiscali, segnando la fine di una delle dinastie politiche più potenti della Catalogna. Di recente è stata impegnata nel Caso Koldo, legato a presunte tangenti sulle mascherine durante la pandemia: un caso che sta erodendo le fondamenta del sánchistmo (e di quel governo Frankenstein tenuto in vita dalle concessioni ai ricatti degli indipendentisti baschi e catalani). I successi dell’Udef l’hanno resa per anni il simbolo della lotta alla corruzione, un organo capace di scuotere le fondamenta del potere politico ed economico nazionale, prima che lo scandalo interno legato a Óscar Sánchez Gil ne mettesse seriamente in discussione l’integrità, sollevando l’inquietante e immarcescibile interrogativo: quis custodiet ipsos custodes?
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