Raid russi su Odesa e Kharkiv alla vigilia del trilaterale ad Abu Dhabi

Nella notte la città ucraina di Odesa è stata interessata da un pesante raid effettuato dalle forze armate russe tramite droni. Il capo dell’amministrazione militare locale, Serhiy Lysak, ha affermato, citato dai media locali, che un edificio di due piani, una scuola e un asilo sono stati danneggiati mentre un incendio è scoppiato nell’edificio amministrativo di un impianto industriale. Due donne sono rimaste ferite. Colpita per la seconda notte consecutiva anche Kharkiv. Lo hanno riferito le autorità locali citate da Ukrainska Pravda, secondo cui i russi hanno sferrato due attacchi missilistici, uno nella periferia più vicina a Kharkiv, l’altro nel quartiere Saltivskyi della città.
La notte precedente un nuovo maxi-attacco russo aveva preso di mira la capitale Kyjiv e le infrastrutture energetiche. È stato il peggiore bombardamento russo sulle centrali elettriche dall’inizio dell’anno nella città in cui, durante la notte, la temperatura fa segnare anche i -20 gradi. Alla vigilia del secondo round di negoziati trilaterali ad Abu Dhabi, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha avvertito: «Ora il lavoro del nostro team verrà adattato di conseguenza».
Più soft il presidente statunitense Donald Trump. Ha invitato il presidente russo Vladimir Putin a porre fine alla guerra in Ucraina, che dura da quasi quattro anni, dopo che Mosca ha ripreso gli attacchi dopo una settimana di pausa dovuta al freddo. «Voglio che ponga fine alla guerra», ha detto quando un giornalista dell’AFP nello Studio Ovale gli ha chiesto informazioni sui nuovi attacchi. Alla domanda se fosse deluso dal fatto che Putin non avesse prolungato la pausa, ha risposto: «Mi piacerebbe che lo facesse». Ma Trump ha affermato che Putin «ha mantenuto la parola» con quella che ha definito una sospensione degli attacchi da domenica a domenica, aggiungendo: «È tanto, sapete, una settimana, accetteremmo qualsiasi cosa, perché lì fa davvero, davvero freddo».
I negoziati andranno avanti fino a domani. Ieri il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha confermato in una conferenza stampa che la delegazione russa è guidata dall’ammiraglio Igor Kostyukov, capo dell’intelligence militare russa (Gru). La squadra statunitense è composta dall’ormai solido duo Steve Witkoff, inviato speciale di Trump, e il genero dello stesso presidente, Jared Kushner. Zelensky ha affermato che la delegazione ucraina comprenderà il segretario alla sicurezza nazionale Rustem Umerov, Kyrylo Budanov, capo dell’ufficio presidenziale, e Andrii Hnatov, capo di stato maggiore.
Intanto, il presidente francese Emmanuel Macron, che a dicembre aveva detto di voler riaprire un canale con il Cremlino, ha confermato che ci sta lavorando. Anche se, ha rilevato, per ora Mosca non mostra «reale volontà» di pace.
Le bozze di accordo per un cessate il fuoco al vaglio in questi giorni prevedono un meccanismo di monitoraggio. La novità, rilanciata dal Financial Times, è che il piano concordato da Kyjiv, Washington ed europei sarebbe stato delineato nel dettaglio: dispiegamento in una prima fase di una forza di deterrenza a guida europea, supportata da logistica e intelligence statunitense; in caso di escalation, scatterebbe una seconda fase con l’impiego della Coalizione dei Volenterosi (a cui partecipa anche la Turchia); in ultima battuta, una risposta militare coordinata con il coinvolgimento diretto degli Stati Uniti. «Truppe sul terreno, jet nei cieli, navi nel Mar Nero, sostegno Usa, le garanzie di sicurezza sono solide», ha confermato Mark Rutte, segretario generale della Nato, in visita a Kyjiv.
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